Una mattinata intensa, ricca di emozioni e di autentico calore umano quella vissuta al Centro Diurno per malati di Alzheimer “Villa dei Pini” di Cassano delle Murge, dove, in occasione delle festività natalizie, i nostri ragazzi della comunità educativa “16 Agosto” di Bari hanno fatto visita agli anziani ospiti della struttura.



I giovani protagonisti della giornata hanno animato la mattinata con giochi tradizionali natalizi, momenti di condivisione e semplici attività ludiche, capaci di regalare sorrisi sinceri e attimi di spensieratezza agli anziani presenti.
Non sono mancati gli auguri di Natale, scambiati con affetto in un clima familiare e accogliente, dove il tempo sembrava rallentare per lasciare spazio all’ascolto, allo sguardo e alla vicinanza umana. Un incontro che ha saputo andare oltre le differenze di età, creando un ponte tra generazioni apparentemente lontane ma unite dal bisogno reciproco di relazione e attenzione.



Per i ragazzi della casa famiglia è stata un’esperienza significativa di crescita e responsabilità, un’occasione per sperimentare concretamente il valore della solidarietà e dell’impegno verso i più fragili. Per gli anziani ospiti di “Villa dei Pini”, invece, una mattinata di luce, ricordi e presenza, elementi preziosi soprattutto per chi vive condizioni di fragilità e solitudine.
Ancora una volta, piccoli gesti si sono rivelati portatori di un grande valore umano, confermando come l’educazione alla solidarietà e all’amorevolezza possa generare comunità più attente, inclusive e profondamente umane.
Lorenzo Ursi – Educatore comunità educativa “16 Agosto” di Bari

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
