Stefano, accolto nella Comunità alloggio “il Sogno” di Napoli, ha partecipato, insieme al Coordinatore della struttura, ad un incontro con il Presidente della terza municipalità di Napoli, Fabio Greco, e Teresa Esposito. L’occasione era quella di esprimere gli auguri di Natale e consegnare i Calendari della nostra associazione.
Durante l’incontro il ragazzo, dopo aver condiviso il suo percorso educativo in comunità, ha espresso il desiderio di poter assistere ad una partita allo stadio Maradona della sua squadra del cuore, il Napoli.
Dopo alcuni giorni, il Coordinatore della struttura è stato informato della sorprendente notizia di aver ottenuto due biglietti per la partita contro la Salernitana nel settore Tribuna Autorità, donati dal Presidente come piccolo gesto di augurale per il suo cammino verso una vita migliore.

Alla notizia, Stefano è rimasto incredulo. Realizzare il suo sogno d’infanzia sembrava quasi irreale, tanto da tenerlo sveglio tutta la notte. Accompagnato da Angelo, operatore della struttura, ha vissuto un’esperienza straordinaria che non solo gli ha permesso di assistere alla partita, ma di avere anche la possibilità di poter incontrare alcuni giocatori.

Emozionato, Stefano ha voluto condividere la sua gratitudine:
“Desidero ringraziare il Presidente della Circoscrizione per avermi regalato l’opportunità di tornare allo stadio, un’esperienza che non vivevo da tempo e che ha realizzato uno dei miei sogni più grandi. L’emozione provata è stata incredibile, al punto che vorrei poterla rivivere. Inoltre, sono felice di aver condiviso questo momento unico con Angelo.”

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
