Da poco tempo, presso la comunità educativa “Il Sogno” di Napoli, è arrivato “Giovanni” 15 anni, un ragazzo che a suo dire non professa alcuna religione. 
In casa, tende sin da subito ad isolarsi, resta chiuso in camera ad ascoltare musica e stare sui social. Partecipa poco alle attività con gli altri ragazzi, avendo anche grosse difficoltà di integrazione. L’unica richiesta del ragazzo, è quella di uscire dal mondo comunitario e tornare a casa.
A grandi sforzi, gli operatori della casa, hanno convinto “Giovanni” a frequentare l’Oratorio del Don Bosco.
Quel posto che prima era solo un mondo visto da una finestra, inizia a far parte della sua vita.
Quei tiri al pallone, quella chiacchierata con i suoi pari, gli hanno permesso di staccarsi dal cellulare, che lo privava di emozioni reali, catapultandolo in un mondo solo virtuale. Un pomeriggio, “Giovanni” scende per la solita partita a calcio, ma si trova a partecipare al “Gruppo Formativo”, che si svolge in oratorio, accompagnato da tantissimi ragazzi.
La vicinanza ai suoi coetanei, la vicinanza a discorsi di cui probabilmente non ha mai avuto il piacere di assaporare, lo ha accompagnato pian piano verso un cammino diverso.
La curiosità di conoscere Dio, inizia a risuonare nella sua anima, scoprire una vita serena, tranquilla e più sicura.
Da qui una richiesta speciale: “Voglio farmi la comunione!”.
Il primo passo verso un viaggio nuovo, gli ha permesso di aprire il proprio cuore agli altri, abbandonando la sua camera, per dare spazio ai suoi pomeriggi ad un oratorio pieno di risorse. Perché quando il ragazzo chiede di avvicinarsi a Dio, beh ha già vinto una grande battaglia: contro la solitudine portata dal mondo virtuale, che ti lascia solo una compagnia apparente.

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
