Oramai è quasi un anno che Pasquale fa parte della grande famiglia di “Mamma Matilde” ed oggi a chiusura di un’esperienza lavorativa molto importante, ha voluto raccontarci la sua storia
“Ciao, sono Pasquale ho 16 anni e sono di un quartiere di Napoli, sono nella comunità “Mamma Matilde” dal 2017. Finalmente qui sono riuscito a trovare la mia dimensione poiché nella altre comunità non riuscivo mai a portare a termine il mio percorso . I primi periodi in comunità sono stati molto difficili, mi mancava la mia famiglia, l’abbraccio di mia mamma la mattina quando mi svegliavo, mi mancavano i miei nipoti che facevano confusione durante la colazione, che mi svegliavano saltandomi addosso. Mi mancavano tanto i miei fratelli e soprattutto mio padre, tutto questo mi ha reso per molto tempo triste.
Con il mio papà ci siamo lasciati quando io avevo 4 anni per poi ritrovarci quando ero grande, non averlo con me ai miei compleanni, il giorno di Natale è stata una cosa molto brutta. Come regalo di Natale speravo sempre di avere un suo abbraccio, ma purtroppo non era così. Quando da bambino mia madre mi accompagnava a scuola e vedevo gli altri bimbi con i loro papà, chiedevo sempre a mamma il mio dove era e lei mi dava sempre la stessa risposta: “è fuori a lavorare” . Anche se dentro morivo, a mamma sorridevo sempre. La mia mamma con me ed i miei fratelli ha svolto entrambi i ruoli, era un po’ mamma un po’ papà, e man mano che crescevo capivo tante cose e mi dispiacevo per la situazione in cui la mia famiglia si trovava e per tutte le sofferenze che da bambino ho dovuto vivere. Da grande ho commesso qualche errore, stavo prendendo una brutta strada, ma poi stando lontano dai miei cari ho capito tante cose ma la più importante è che “SBAGLIARE E’ UMANO L’IMPORTANTE NON FARLO PIU’”. Oggi sto portando a termine il mio percorso di messa alla prova in cui ho sperimentato esperienze lavorative “legali” prima con il servizio in un bar del territorio torrese e poi ho avuto la fortuna di rientrare nel progetto “Caffè sospeso” un’attività di apprendistato presso il bar all’interno del Tribunale per i Minorenni di Napoli. Ogni giorno ho avuto la possibilità di servire il caffè e farmi apprezzare dai giudici e dagli ass. Sociali che vedevo durante le miei udienze. Sono stati mesi di grande sacrificio, le mie giornate iniziavano con la sveglia delle 6 per riuscire a stare alle 8 sul posto di lavoro, nel frattempo ho portato a termine anche il mio percorso scolastico con il conseguimento della terza media a giugno.
Ringrazio per questa opportunità la mia assistente sociale ed i responsabili di “caffè sospeso” : Antonio, Giancarlo e Mario.
Questo mio cammino in comunità anche se faticoso è stato ricco di soddisfazioni, tra un po’ la mia esperienza al tribunale finirà, voglio fare un in bocca al lupo a M. mio compagno di comunità che prenderà il mio posto. Forza amico #ciaputimmfà”


Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
