
Il 27 maggio 2025, grazie al Servizio Civile, ho intrapreso il mio viaggio presso la casa famiglia “Mamma Matilde” di Torre Annunziata.
È stato un viaggio faticoso, non sempre lineare, ma pieno di luoghi da scoprire. Mi ha permesso, attraverso non poche difficoltà, di scoprire lati di me stessa che non sapevo esistessero o, forse, davvero non c’erano prima di quella esperienza.
Sono partita per questo viaggio da sola ma, ad un certo punto, mi sono ritrovata a proseguire il cammino insieme a molte altre persone: gli educatori che sono stati una fonte preziosa di insegnamenti; i ragazzi che, come me, hanno scelto di intraprendere questo viaggio ed infine i ragazzi della Comunità “Mamma Matilde” che sono stati, costantemente, fonte della mia motivazione.
Ed è proprio grazie a questi ragazzi che ho riscoperto il valore della cura e della sua importanza. Don Bosco diceva che era necessario curarsi della formazione di questi ragazzi per prevenire i disordini morali della società e che l’Educazione (che lui stesso definisce “cosa di cuore”) nasce dall’attento ascolto dei bisogni e delle fragilità dei ragazzi. Educare significa accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita, sostenerli e mentre ho assistito alle loro metamorfosi, sono cresciuta anche io.
La cura è un valore che si puo’ trovare nelle piu’ piccole cose che, forse, sono proprio quelle che lasciano un segno nei ragazzi.
Curare non significa semplicemente “occuparsi” dei ragazzi, significa osservarli, ascoltarli, aiutarli e sostenerli. In questo viaggio mi sono resa conto che non tutti i ragazzi conoscono questo valore e che, dunque, a volte non è semplice riconoscerlo e, addirittura, accettarlo ma forse uno degli obiettivi è proprio questo: perseverare nel bene perchè, come diceva Don Bosco, nessuno nasce cattivo e in ognuno di questi ragazzi c’è un punto accessibile al bene.
Martina Castellano, Operatrice Volontaria Servizio Civile Universale, Comunità Alloggio “Mamma Matilde” di Torre Annunziata



Ciao a tutti, mi chiamo Lorenzo, ho 28 anni e quest’anno ho avuto la grandissima fortuna di aver potuto fare l’esperienza come volontario civile universale presso la casa famiglia “Mamma Matilde” di Torre Annunziata.
Dico fortuna perché senza ombra di dubbio quest’anno ha totalmente cambiato in me tante cose. L’unico rimpianto è quello di non averlo iniziato prima.
Ma a tutte le domande c’è sempre una risposta.
Qualche anno fa, se mi avessero proposto un’esperienza del genere, a contatto con dei ragazzi, sarei scappato, e l’ho fatto, perché tutto sommato in realtà mi era stato già proposto di farlo e non avevo voluto.
“Ma come? Eppure sei un capo scout, già dovresti avere un’esperienza del genere alle spalle”.
È vero, perché per anni sono stato un educatore scout, ma senza davvero comprendere la difficoltà. La verità è che qualche anno fa ero terrorizzato da ragazzi educandi, o comunque ero molto insicuro della mia figura in ambito di educatore.
E questa forse è una delle prime cose che il servizio civile universale svolto qui mi ha lasciato: il saper stare con loro, il saper rapportarsi e avere la sicurezza di quello che si sta facendo.
Il Lorenzo prima del servizio civile, era un Lorenzo molto diverso, l’esperienza lavorativa, ti cambia e mi ha cambiato, nettamente in meglio. E questo vale per qualsiasi cosa si faccia.
Per quanto ho cercato di voler entrare in punta di piedi, i ragazzi mi hanno travolto. Mi facevano domande, mi coinvolgevano nelle loro cose, mi osservavano, cercavano di capire chi fossi. E più cercavo di nascondermi più loro mi facevano uscire allo scoperto e, alla fine, son dovuto uscire per forza.
Educare non è facile, e nemmeno essere una figura di cui i ragazzi possano fidarsi lo è. Bisogna sempre stare in un fragile equilibrio. Devi ascoltarli da fratello maggiore, non un loro amico, ma quella persona che osservano e di cui provano profonda stima, perché in un modo o nell’altro se si fidano di te, poi ti seguono, anche nelle cose sbagliate, e sbagliare è facile.
Il servizio civile non mi ha solo reso una persona più matura, mi ha anche fatto capire e comprendere cosa significa stare nella posizione di educatore, adulto e lavoratore. Mi ha insegnato a risolvere problemi su problemi, perché alla fine, il mio lavoro è stato anche questo: “C’è un problema, dobbiamo risolverlo” fine. Potevo avere tutte le indicazioni del mondo, ma nel momento in cui tra i mille imprevisti, esenzioni scadute, permessi di soggiorno da fare e altre miriade di cose, ho imparato un sacco di cose che difficilmente qualcuno ti spiega e insegna come fare. Il servizio civile mi ha lasciato il dolce del vedere i ragazzi che ti chiedono consigli, ti ascoltano, si mettono vicino a te per farti vedere una canzone o un disegno fatto da loro. Mi ha insegnato ad aver di nuovo la fiducia nei ragazzi che avevo perso.
Plinio Lorenzo Cirillo, Operatore Volontario Servizio Civile Universale, Comunità Alloggio “Mamma Matilde” di Torre Annunziata



Avere avuto la possibilità di svolgere il Servizio Civile Universale presso la Casa Famiglia “Mamma Matilde” di Torre Annunziata mi ha arricchito profondamente, sia dal punto di vista umano che professionale. Spesso si tende a pensare che un Operatore Volontario possa offrire un contributo limitato all’interno di una realtà già consolidata e strutturata. La mia esperienza, invece, ha dimostrato esattamente il contrario, superando ogni aspettativa.
Fin dal primo giorno mi sono sentito accolto e considerato parte integrante della comunità. Gli Operatori mi hanno accompagnato con fiducia, permettendomi di crescere gradualmente fino a instaurare, verso la conclusione del percorso, un rapporto basato sulla reciproca stima e collaborazione. Non mi sono mai sentito una presenza marginale: al contrario, ho avuto l’opportunità di assumere un ruolo attivo, partecipando concretamente alla vita della struttura e contribuendo, nel mio piccolo, al benessere delle persone accolte.
Questa esperienza mi ha insegnato il valore della responsabilità e della pazienza. Ho compreso il vero significato del servizio non tanto nei momenti più semplici e gratificanti, ma soprattutto nelle difficoltà, nelle sfide quotidiane e nelle situazioni più delicate. È proprio in quei momenti che ho visto emergere la forza, la dedizione e la passione di chi opera ogni giorno con professionalità e umanità, e che ho imparato quanto sia importante esserci, anche quando sembra difficile.
Porterò con me i volti, le storie, gli insegnamenti e le emozioni vissute durante questo percorso. Ogni incontro ha lasciato un segno.
La Casa Famiglia “Mamma Matilde” non rappresenterà soltanto un capitolo importante del mio percorso di vita, ma un luogo che continuerò a custodire con gratitudine, un ricordo prezioso che avrà per sempre un posto speciale nel mio cuore.
Francesco Cuomo, Operatore Volontario Servizio Civile Universale, Comunità Alloggio “Mamma Matilde” di Torre Annunziata




Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
