Nel cuore di Foggia, territorio spesso segnato da povertà educativa e fragilità sociali, nasce un’iniziativa che punta a trasformare l’arte in un potente strumento educativo e sociale.

Sabato 31 maggio 2025, alle ore 20.30, il Teatro del Fuoco, a Foggia Vicolo Cutino – 6, ospiterà uno spettacolo unico: un musical partecipato sulla storia de La Bella e la Bestia, messo in scena dai ragazzi della casa famiglia “CasaGio” e dell’oratorio del Sacro Cuore di Foggia, accompagnati dagli educatori.
Non si tratta solo di teatro, ma di un vero e proprio progetto di emancipazione culturale e sociale. In un’epoca in cui i giovani delle periferie rischiano di rimanere ai margini, questa iniziativa si propone di restituire loro voce, visibilità e protagonismo.



Il musical, ispirato al tema della Strenna 2025 del Rettor Maggiore dei Salesiani – “Ancorati alla speranza, pellegrini con i giovani” – affronta i grandi temi della speranza nella trasformazione personale, dell’amore vero, del perdono e della redenzione.
Il messaggio è chiaro: l’arte può essere un ponte verso il futuro. Un modo per narrare le proprie storie, esprimere emozioni e visioni, costruire appartenenza e comunità.
Non a caso, l’intero ricavato dello spettacolo sarà devoluto ai ragazzi della casa famiglia “CasaGio” di Foggia, una delle dieci realtà dell’Associazione Piccoli Passi Grandi Sogni, attiva nel Sud Italia per garantire ai minori in difficoltà un ambiente accogliente e valorizzante.
Questo spettacolo è un esempio concreto della visione salesiana dell’educazione come atto di giustizia sociale: un’educazione che genera futuro, restituisce dignità e rafforza il tessuto comunitario. L’augurio degli organizzatori è di poter contare sul sostegno della cittadinanza e delle istituzioni, perché insieme si possa continuare a difendere, nei fatti, il diritto di ogni bambino e adolescente a crescere come protagonista della propria storia.
Appuntamento dunque il 31 maggio al Teatro del Fuoco di Foggia, per uno spettacolo che è molto più di uno spettacolo: è una dichiarazione di speranza, coraggio e impegno educativo.
Per info & contatti:
casagio@piccolipassigrandisogni.it
0881744176

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
