È ormai noto che, nella società di oggi, il lavoro è un argomento centrale per il futuro dei giovani; presso la Casa Famiglia Peppino Brancati di Torre Annunziata, questo tema è alla base dei percorsi in cui vengono inseriti i minori accolti. Sono infatti numerose le possibilità di accedere a percorsi formativi utili a porre solide basi per il loro futuro. A tal proposito, alcuni dei ragazzi che stanno svolgendo già da tempo diversi percorsi di formazione, conseguendo importanti risultati, ci hanno raccontato le loro recenti esperienze.

Kevin partecipa da più di un anno a corsi di teatro, utili a coltivare la sua passione per la recitazione; tramite il progetto “ABCIAK” e l’accademia “Il gusto di imparare” ha avuto anche la possibilità di interpretare ruoli di spicco in alcuni spettacoli con compagnie locali.
Francesco e Dario invece, interessati al mondo della cucina, hanno ottenuto un attestato di pizzeria e pasticceria e hanno entrambi superato l’esame per il conseguimento dell’HACCP, certificato abilitante alla manipolazione di prodotti alimentari, necessario per ogni operatore del settore. Appassionati ormai alla ristorazione, stanno inoltre frequentando un corso per diventare barman. Durante una piccola intervista, alla domanda “Qual è il tuo sogno lavorativo?”, Dario ci risponde “Nella vita vorrei fare l’attore, perché recitare è la mia passione e vorrei diventare popolare per trasmettere messaggi importanti, di valore e di pace, oltre che le mie idee”.
Francesco invece dice “Il mio sogno è fare l’architetto, come mio padre, che mi ha fatto appassionare a questo lavoro e lo sta tramandando nella mia famiglia. Grazie ai percorsi di formazione che sto svolgendo da quando sono in comunità, mi sono appassionato però anche al mondo della ristorazione e vorrei imparare a cucinare in maniera professionale.”
Gli abbiamo poi chiesto: “Quanto è importante per te fare il lavoro che ti piace seguendo le tue passioni?”, e Dario ci ha raccontato: “Il mio obiettivo è fare il pasticciere; grazie ai corsi svolti grazie alla Comunità dove sono collocato, mi sono appassionato al mondo della pasticceria che trovo personalmente fantastico perché molto manuale e creativo” e ribadisce, “Bisogna perseguire i propri sogni e il lavoro deve essere uno di questi; quando fai il lavoro che ti piace le soddisfazioni sono ancora più grandi.”
Ragazzi come loro, sono la dimostrazione della volontà di non arrendersi ai pregiudizi che la vita ci impone, di voler andare avanti e impegnarsi per realizzare i propri sogni. Sono esattamente questi i valori e gli ideali in cui l’Associazione “Piccoli Passi Grandi Sogni” affonda le proprie radici, ed è tramite l’aiuto di personale qualificato e la collaborazione di minori, in cui risiede questo stesso spirito di rinascita e di riaffermazione, che le giuste idee abbracciano i giusti cuori, e tramite il loro impego si riappropriano del loro futuro.
Davide Fabiano, Tirocinante comunità alloggio “Peppino Brancati”



Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
