Nel panorama educativo odierno, la scuola svolge un ruolo cruciale nel plasmare il futuro delle nuove generazioni.

Un convegno dal titolo “Chi apre la porta di una scuola, chiude una prigione”, promosso dall’istituto Comprensivo Statale “Giacomo Leopardi” di Torre Annunziata e alla presenza dell’assessore all’istruzione della Regione Campania Lucia Fortini, ha riunito educatori, studenti e i nostri ragazzi accolti dalla comunità alloggio “Peppino Brancati” di Torre Annunziata per affrontare sfide e opportunità nell’ambito dell’istruzione. Durante questo evento, abbiamo assistito a una varietà di emozioni, riflettendo l’importanza del tema e l’urgenza di considerazioni concrete.

L’Entusiasmo e l’Interesse:
Molti giovani e non si sono presentati al convegno con entusiasmo ed interesse genuino. Avevano una voglia ardente di approfondire le discussioni sulla scuola, l’autonomia differenziata e il suo impatto sull’educazione.

La Preoccupazione per il Futuro:
Molti hanno manifestato preoccupazione riguardo al futuro dell’istruzione. Hanno condiviso pensieri sulle sfide che la scuola deve affrontare.
La Speranza per un Cambiamento:
I partecipanti hanno espresso la speranza che i convegni come questo possano contribuire a un cambiamento positivo nell’istruzione. Avevano un forte desiderio di veder miglioramenti concreti.
L’Ispirazione per Contribuire:
Un numero significativo di presenti ha lasciato il convegno con un senso di ispirazione. Hanno sentito l’urgenza di impegnarsi attivamente per migliorare l’educazione e l’istruzione, anche se il percorso è complicato.
Questo convegno ha dimostrato chiaramente che i ragazzi sono profondamente coinvolti nella questione dell’istruzione e desiderano un impatto positivo. Le emozioni che hanno espresso riflettono una gamma di sentimenti, dall’entusiasmo alla preoccupazione, dall’ispirazione alla frustrazione. Queste emozioni, in definitiva, contribuiscono a una discussione ricca e significativa sull’educazione e sulla sua evoluzione in un mondo in continua trasformazione.
Domenico Gallo, Operatore Comunità Alloggio “Peppino Brancati” Torre Annunziata

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
