Ogni settimana i nostri ragazzi delle Comunità alloggio “Mamma Matilde” e “Peppino Brancati” di Torre Annunziata vengono coinvolti in progetti ed attività, fondamentali per favorire l’integrazione e l’instaurarsi di un rapporto di fiducia e collaborazione fra di essi.
La vela è sicuramente tra le più attrattive fra i partecipanti e tale attività si svolge presso la “Lega Navale” di Castellammare di Stabia.
Qui li attende ogni volta il signor Antonio, istruttore del corso, il quale spiega come “manovrare” la barca, quali sono i movimenti giusti da fare seguendo la forza e la direzione del vento. Con estrema precisione vengono spiegate entrambe le vele, tese le corde e posizionata la boma per la navigazione.
Quando tutto è pronto, si parte: con movimenti furtivi i ragazzi si spostano da un lato all’altro dell’imbarcazione per evitare ribaltamenti e per consentire alle onde l’incremento della velocità. Una volta a largo ci si sente catturati da uno spettacolo meraviglioso in cui la protagonista è la costiera sorrentina, con i suoi colori e le splendide insenature.
Il livello di coinvolgimento è alto per i nostri ragazzi, il mare suscita brividi inediti, a metà tra la paura dell’ignoto e la sfida. “Da solo son riuscito a guidare la vela dal molo fino allo scoglio di Rovigliano, un po’ ero preoccupato… ma poi che spasso!”: forse il senso di un’attività simile è da scorgere in queste parole ingenue.
Sentirsi all’altezza della situazione e assumersi la responsabilità di un viaggio, essere investito dalla fiducia del tuo equipaggio, virare le vele nella giusta direzione per sfruttare il vento favorevole e con sicurezza procedere in avanti. Forse ciò è metafora delle loro giovani vite le quali hanno attraversato talvolta momenti di tempesta, ma con la sapienza di una giusta manovra non possono far altro che procedere ed attraccare al primo porto sicuro. Al vento favorevole, che è elemento indispensabile per una barca a vela, ci pensiamo noi.
Salvatore Borrelli e Martina Federico, Volontari servizio civile nazionale comunità alloggio “Mamma Matilde”



Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
