Venerdì 18 Gennaio gli educatori e i volontari del Servizio Civile Nazionale delle Comunità alloggio “Peppino Brancati” e “Mamma Matilde” hanno partecipato all’incontro di formazione della scuola di Mondialità, percorso di formazione per i giovani che desiderano approfondire la realtà che li circonda con uno sguardo differente sul mondo. Tale itinerario formativo ha visto la partecipazione di circa 30 giovani, provenienti dalle realtà salesiane e FMA della Campania.
L’esperienza di Martina, volontaria del servizio civile che da dicembre opera presso le nostre comunità alloggio insieme ad altri 7 giovani.
“A fare da protagonista nell’incontro di oggi è il tema della malasanità, una piaga sociale che ha visto la Campania come una delle regioni maggiormente colpite. Guidati dalla dottoressa Giovanna Salvati, giornalista del Metropolis – quotidiano locale molto sensibile alla tematica e già reduce di molteplici altre inchieste – il gruppo formato da volontari ed educatori del Servizio Civile Nazionale di Torre Annunziata e da giovani Animatori Salesiani di Napoli, ha potuto riflettere sui dati allarmanti dell’argomento trattato.
Significativo è stato il momento di sensibilizzazione sulle tematiche della malasanità, attuato attraverso la visione di video volti a testimoniare la realtà dei fatti: ancora oggi permane una tragica falla nel sistema ospedaliero. A tal proposito è stato annoverato il caso della signora Thilakawathi, donna sri lankese ricoverata presso l’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, in stato comatoso a seguito di complicazioni post-operatorie. Le immagini hanno mostrato la donna inerte, ricoperta di formiche e in condizioni disumane. Da più di una settimana versava in quello stato, priva della cura del personale ospedaliero.
Le cause di quanto accaduto come anche di altri casi di cronaca simili, sono da attribuire a negligenza professionale, obsolescenza delle strutture ed un atteggiamento di omertoso distacco che frena le persone dal denunciare i fatti gravi a cui assistono.
L’incontro ha generato lo scambio di opinioni e riflessioni, favorendo un reciproco arricchimento in un clima di solidale affiatamento. È stato cruciale il momento in cui la dottoressa ha invitato i presenti a scrivere le proprie considerazioni sul tema per poi procedere ad una lettura ad alta voce delle stesse.
Ciò che è emersa tra i partecipanti all’incontro, è stata l’urgenza di gettare le fondamenta per una nuova coscienza civile affinché le nuove generazioni operino un profondo cambiamento in ambito politico, sociale e soprattutto morale. Vi è la necessità sempre più crescente di educare alla cura dell’altro, cercando di arginare il più possibile gli interessi egoistici che sono spesso alla base degli errori umani.”
Martina
Volontaria Servizio Civile Nazionale, Comunità alloggio “Mamma Matilde”


Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
