Cos’è il kayak e la mia esperienza:
Il kayak nasce nel Nord America e come sport ha sempre attirato numerosi appassionati della natura e del senso dell’avventura. Il Kayak non va confuso con la canoa; è un’evoluzione delle imbarcazioni esquimesi da caccia e da pesca usate nel mare nell’estremo nord e assemblate con ossa di balena e pezzi di legno e rivestite di pelli di foca. Erano chiuse da una copertura stagna indossata come grembiule dal ‘conducente’, che per muoversi utilizzava una pagaia a doppia pala. Gli esquimesi remavano in ginocchio, servendosi della pagaia per raddrizzare l’imbarcazione in caso di rovesciamento.
Ciò che distingue il kayak dalle canoe è che il kayak è pontato, un ponte continuo che chiude superiormente l’imbarcazione rendendola stagna all’acqua. Questa protezione dall’acqua trasforma una canoa in un kayak. Questo comporta che il canoista debba inserirsi tramite un pozzetto, mentre la canoa è un’imbarcazione completamente aperta.
In entrambe però si sta in posizione frontale al senso di marcia. Nel canottaggio invece si sta in posizione opposta (quindi verso poppa) e i seggiolini non sono fissi, ma possono scorrere. In questo caso i vogatori possono essere fino a 8, mentre nella canoa e nel kayak si viaggia in singola o al massimo in due.Anche la posizione varia, è seduta con le gambe sulla parte anteriore della barca nel kayak e in ginocchio nella canoa.
Con il termine canoa nel linguaggio comune si intendono una vastissima gamma di I kayak sono utilizzati nel turismo da lago, fiume e mare, per la pesca, le gare di velocità, di slalom e di discesa, per la canoa estrema e il freestyle.
Ho iniziato a praticare questo sport presso il circolo Ilva di Bagnoli tre settimane fa – racconta Andrea , ragazzo accolto dalla comunità alloggio “il Sogno” di Napoli – Il primo giorno ci hanno insegnato le regole da seguire, come prima di entrare in acqua dobbiamo indossare il giubbotto di salvataggio, pulire il Kayak quando usciamo dall’acqua e posarlo al suo posto.
La lezione inizia con un po’ di riscaldamento, corsa e stretching. Dopo ci prepariamo per portare il kayak in acqua. Per far avanzare il kayak dobbiamo muovere la pagaia con le braccia e per imparare ad usarlo facciamo diversi giri.
Ho scelto questo sport perché produce benefici sull’ organismo e sulla mente.

Per me è uno sport completo perché mi permette di allenare la parte superiore del tronco e avere un contatto diretto con la natura che mi fa calmare e dimenticare i miei problemi familiari.
Comunità alloggio “il Sogno” – esperienze vissute.

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
