L’arrivo dell’estate ha portato una nuova apertura a Torre Annunziata: il centro diurno polifunzionale Casa Valdocco.

Inizia una nuova sfida per il nostro territorio, un centro per minori per contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, impedire alla malavita di inserirsi nella vita di chi porta con sé situazioni di svantaggio. Attraverso attività di prevenzione si cercherà di allontanare i piccoli dalla strada e dare loro sogni e speranze per il futuro con istruzione ed educazione. Sono stati accolti, i primi minori, due fratellini che vengono seguiti dalle loro educatrici in diversi ambiti: familiare, scolastica e sanitaria. Le prime giornate al centro le stiamo trascorrendo andando al mare e con laboratori ricreativi dopo il pranzo, godendoci gli ultimi giorni di relax prima dell’inizio della scuola. Nella settimana di ferragosto siamo partiti con il più grande dei fratelli in un soggiorno residenziale a Castellabate in compagnia della comunità alloggio Mamma Matilde.
S. racconta di aver preparato la valigia per partire, solamente, in poche occasioni, quando andavano a trovare una zia che abita un po’ più lontano. Prima di partire, era agitato, si presenta come un ragazzo che ha difficoltà a socializzare e stare in compagnia dei ragazzi della sua età e poi non era mai stato lontano dalla sua famiglia.
Lo incoraggio a viversi questa nuova esperienza! I primi attimi sono stati quelli più difficoltosi ma poi ho visto in lui un cambiamento, giocava e si divertiva con tutti gli altri, infatti una sera mentre passeggiavamo mi dice: “Grazie Anna per avermi spronato a non perdermi quest’occasione, sto vivendo dei momenti che non dimenticherò mai!”
L’augurio che ci facciamo per questa nostra nuova avventura del centro, è quello di non far perdere mai le speranze ai ragazzi, mostrargli che nella vita esiste il bello e ce n’è tanto e loro possono e devono aspirare a quello. Vogliamo tenerli occupati, aiutarli a crescere e potergli aprire delle nuove strade per il loro futuro, rifacendoci alle parole di Don Bosco. “I ragazzi, se non li occupiamo noi, si occuperanno da soli e certamente in idee e cose non buone.”
Anna Scognamiglio, Educatrice Centro diurno “Casa Valdocco”

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
