Associazioni, Scuola e imprese insieme per l’inclusione
Si è concluso con entusiasmo e grande soddisfazione lo stage formativo presso Kimbo S.p.A., che ha visto protagonisti gli studenti delle scuole torresi Marconi e De Chirico e dell’Istituto Alberghiero Viviani di Castellammare di Stabia, che partecipano al progetto Bridge2Autonomy, con capofila AGS per il Territorio.

Bridge2Autonomy è un progetto innovativo che accompagna studenti con disabilità cognitive nel passaggio dalla scuola alla vita adulta, valorizzando attitudini e aspirazioni personali. Attraverso la figura del tutor dell’inclusione, sostiene scelte post-diploma consapevoli, promuove l’autonomia decisionale e favorisce l’inclusione sociale, offrendo strumenti orientativi, competenze trasversali ed esperienze pratiche in collaborazione con famiglie, scuole e comunità locali.
L’esperienza formativa ha unito crescita personale e sperimentazione concreta, offrendo ai ragazzi l’opportunità di mettersi alla prova in un contesto lavorativo reale, accompagnati da professionisti attenti e disponibili.
Un percorso che ha unito formazione, inclusione e crescita personale, offrendo ai ragazzi un’occasione concreta per sperimentarsi in un contesto lavorativo reale, accompagnati da professionisti attenti e disponibili.

Durante lo stage gli studenti hanno potuto conoscere da vicino il mondo della produzione del caffè osservando i processi industriali, sperimentando attività pratiche guidate, apprendendo competenze trasversali fondamentali per la vita adulta, vivendo momenti di relazione autentica con tutor e operatori aziendali. A suggellare la consegna degli attestati, è stata presentata una torta celebrativa preparata dai ragazzi dell’Istituto Alberghiero Viviani, un gesto simbolico e concreto che ha unito competenze, creatività e orgoglio.
Kimbo ha aperto le sue porte con sensibilità e spirito di accoglienza, dimostrando quanto il dialogo tra impresa e scuola possa diventare un motore di inclusione e cittadinanza attiva.
Una rete che funzione è possibile, la collaborazione tra AGS per il Territorio, APS Piccoli Passi Grandi Sogni, le scuole coinvolte e un’azienda radicata come Kimbo rappresenta un esempio virtuoso di come il territorio possa farsi comunità educante.
Un ringraziamento sentito va al Presidente di Kimbo Mario Rubino, per la disponibilità e la visione inclusiva che ha reso possibile questo percorso. Un grazie particolare anche alla Dottoressa Imperiale, punto di riferimento prezioso per l’organizzazione e il coordinamento delle attività, e a tutto il team di formatori e chef, che con professionalità, pazienza e passione hanno accompagnato i ragazzi passo dopo passo, trasformando ogni giornata in un’occasione di apprendimento autentico.

La conclusione dello stage non è un traguardo, ma un passo avanti nel percorso verso l’autonomia. Un passo che i ragazzi hanno compiuto con coraggio, ricordandoci che l’inclusione non è un progetto: è un modo di stare nel mondo.

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
