FRA CULTURA, TRADIZIONI E CUCINA TIPICA

Ieri, 25 febbraio 2022, presso l’Oratorio Salesiano di Caserta, nell’ambito delle attività previste per la promozione della legalità e della cultura, si è svolta una serata all’insegna dell’integrazione tra i popoli.
La comunità alloggio per minori “Casa Pinardi” e l’Oratorio centro giovanile dell’opera salesiana di Caserta, in occasione della giornata missionaria salesiana prevista per il 27 febbraio p.v., hanno dato vita ad un momento di importante integrazione, conoscenza, accoglienza e inclusione.
L’obiettivo della serata era quello di far “incontrare” e non “scontrare” i popoli del mondo. Protagonisti, alcuni dei ragazzi accolti all’interno della casa famiglia di Caserta provenienti dal Bangladesh e la loro cultura. Tale evento ha visto la partecipazione di 40 giovani tra universitari, oratoriani e ospiti della stessa casa famiglia di Caserta.
Il programma della serata ha previsto un primo momento di gioco di conoscenza in stile salesiano per mettere a proprio agio tutti e rompere le eventuali resistenze iniziali, a seguire, i 40 ragazzi partecipanti all’iniziativa sono stati divisi in gruppi simulando l’attività di un’agenzia di viaggio che doveva convincere dei clienti ad effettuare un viaggio in Bangladesh e per fare ciò hanno dovuto approfondire la geografia, la tradizione culinaria e la cultura di questo paese. I nostri ragazzi bengalesi hanno funto da “esperti locali” in grado di aiutare le agenzie di viaggio a scegliere le migliori opportunità per convincere i clienti.

La serata si è conclusa con una cena etnica interamente preparata dai ragazzi del Bangladesh con un loro piatto tipico a base di riso, carne e verdure. Prima della cena i ragazzi hanno fatto una preghiera per la pace nel mondo sia secondo il culto cristiano che quello musulmano.
Questo momento di festa e di incontro è stata una testimonianza viva e un messaggio di Pace per ciò che sta accadendo in queste ore nel mondo, in Ucraina e non solo lì. Conoscere, incontrare, accogliere avendo la capacità di rendere le differenze culturali, linguistiche, religiose una opportunità per migliorarsi a vicenda e non un ostacolo o un motivo di scontro è la base per evitare i conflitti.
Ciro Avallone, Coordinatore-responsabile comunità alloggio “Casa Pinardi”

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
