Una giornata speciale, fatta di sorrisi, abbracci e ricordi che non smettono di vivere.

La nostra comunità alloggio “Il Sogno” di Napoli, si è riunita per una festa che ha riportato “a casa” tutti i ragazzi che negli anni ne hanno fatto parte: volti conosciuti, nuovi sorrisi, strade diverse ma lo stesso punto di partenza nel cuore.



Appena varcata la soglia si respirava qualcosa di unico: la gioia di ritrovarsi, l’emozione di rivedersi dopo tanto tempo, le risate che riempivano gli spazi come se nessuno se ne fosse mai andato davvero. Ognuno con la propria storia, con le proprie conquiste, con le difficoltà superate, ma tutti legati da ricordi comuni fatti di quotidianità, crescita e sostegno reciproco.
Tra una chiacchiera e un abbraccio sono tornati alla mente i momenti condivisi: le giornate insieme, le sfide affrontate fianco a fianco, le piccole vittorie festeggiate come grandi traguardi. Questa comunità è stata per tanti un rifugio, una scuola di vita, un luogo dove imparare a cadere e rialzarsi, ma soprattutto dove sentirsi accolti e mai soli.
Rivedere così tanti “ragazzi”, ieri e oggi, diventati adulti ma con lo stesso sguardo pieno di gratitudine, ci ha ricordato quanto sia forte il segno lasciato da questo posto. Perché qui non si costruiscono solo percorsi, si costruiscono legami veri, quelli che resistono al tempo e alla distanza.
Non è stata soltanto una festa, ma un ritorno alle origini, un grande abbraccio collettivo, un momento storico che sa di famiglia.
Un’occasione per dirci grazie, per celebrare la strada fatta e per ricordarci che, qualunque sia il cammino di ognuno, questa resterà sempre casa.
Perché una comunità non è solo un luogo: è appartenenza, memoria, amore condiviso. E certi legami non si perdono mai… crescono con noi e ci riportano sempre gli uni agli altri.
Anna Pasquariello – Educatrice comunità alloggio “Il Sogno” di Napoli

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
