Nell’ambito del progetto “Memorie Ardenti“, realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e
del Merito Direzione Generale per lo studente, l’inclusione e l’orientamento scolastico, e con il Patrocinio del Comune di Foggia, a conclusione dei “100 giorni per la legalità e la lotta alle mafie”,i ragazzi della casa famiglia “CasaGio” di Foggia e i giovani dell’Oratorio centro giovanile Salesiani Foggia, in
collaborazione con Libera, Salesiani per il Sociale APS e Piccoli Passi Grandi Sogni APS, domenica 9 giugno 2024 è andato in scena al Teatro Umberto Giordano di Foggia “Tutto l’amore che ho tra lacrime e pistole. IL MUSICAL”.
Passione, tormenti, lacrime e gioia di una storia d’amore in musical vissuta nei tempi e nei luoghi
della “nostra terra”.


I protagonisti del musical sono proprio i ragazzi di “CasaGio” insieme agli educatori, ai ragazzi e
giovani dell’oratorio del Sacro Cuore.
Lo spettacolo segue una linea narrativa non lontana dalla cruda realtà: è una storia di dolore , vendetta , di
speranze e delusioni, momenti di vita in cui sembra non ci sia via di fuga a quel buio che prende il
sopravvento, ma soprattutto questa è una storia che parla di riscatto e di AMORE. In questo viaggio di
fantasia, che poi fantasia non è, i protagonisti sono la luce della salvezza e regalano spensieratezza.


L’idea di questo spettacolo nasce dalla volontà di poter raccontare, nelle giornate legate alla
legalità, uno spaccato di vita quotidiana, tra storie reali e romanzate, traendo spunto anche da
momenti di vita di Don Pino Puglisi.
Il tutto attraverso gli occhi di ragazzi che credono ancora fermamente nel sogno di don Bosco,
che la salvezza delle anime sia ancora possibile, che fare bene è ancora possibile, come ci
continuano a dimostrare i salesiani e i laici in tutto il mondo ancora oggi.


Lo spettacolo è dedicato a chi lotta, a chi ci crede, a chi non si arrende, a tutte le vittime innocenti di mafia e alle loro famiglie.

Il ricavato dello spettacolo è stato interamente devoluto alla casa famiglia comunità alloggio “CasaGio” di
Foggia, una delle otto comunità per minori dell’Associazione Piccoli Passi Grandi Sogni APS che opera in tutto il sud Italia, in particolar modo con le sue case in Campania e Puglia.
Masha Moioli, Responsabile Progetto “Memorie Ardenti”

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
