Sono passati tre anni dal 13 febbraio 2018, anno in cui prese vita la Comunità educativa “Francesco Convertini” di Cisternino (Br). Erano le 16:30 quando il primo ragazzo varcò l’ingresso della nostra comunità.
Da quel momento la soglia di quella porta è stata attraversata da tante vite, speranze, sogni, desideri e bisogni.

“No, non perdetelo il tempo ragazzi, non è poi tanto quanto si crede. Date anche molto a chi ve lo chiede, dopo domenica è lunedì”. Cosi cantava Branduardi nella sua canzone “Dopo domenica è lunedì” e credo che in questa frase si racchiuda un bellissimo insegnamento che questa comunità è riuscita a trasmetterci: donare il nostro tempo a chi ce lo chiede, poiché chi passa la soglia di questa comunità, a modo suo, altro non chiede che tempo, affetto, attenzione e gentilezza. Probabilmente, in questi tre anni, non sempre siamo riusciti a donarvi tutto quello di cui avevate bisogno e se così fosse, perdonateci; ma la grandezza di una comunità sta anche in questo: riconoscere i propri errori, migliorarsi e camminare fianco a fianco, ragazzi ed educatori.
In questo periodo la comunità ricorda, inoltre, l’anniversario della morte di Francesco Convertini, l’uomo da cui questa prende il nome. Ma chi era Francesco Convertini? Egli si distinse per un eccezionale zelo apostolico. Il suo campo di missione fu il Bengala, dove ebbe tantissimi amici; si donava indistintamente a tutti: musulmani, indù, cristiani. Da tutti fu amato e venerato. Morì l’11 febbraio del 1976, nel giorno in cui si festeggia la Beata Maria Vergine di Lourdes, mormorando: “Madre mia, io non ti ho mai dispiaciuto in vita. Ora aiutami tu”
Michele Semeraro – Educatore comunità educativa “Francesco Convertini”


Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .

…lo avete fatto a me..