Dal 7 marzo al 10 marzo, un ragazzo della Comunità Educativa per minori “Francesco Convertini” di Cisternino ha partecipato all’esperienza di Quaresima Viva, esercizi spirituali organizzati dalla comunità Salesiana del Sud Italia per ragazzi del triennio superiore. Al termine di questa esperienza, è stato chiesto al ragazzo in questione di poter scrivere qualcosa su quanto vissuto.

“Ciao a tutti,
io sono Davide sono nato a Bari l’11/07/2007, e sono attualmente collocato nella Comunità Francesco Convertini di Cisternino in stato penale, per alcuni sbagli commessi ma sto cercando di redimermi.
Esattamente una settimana fa mi è stata data la possibilità di fare un viaggio a Morigerati, dove avrei dovuto cucinare per i ragazzi che hanno partecipato all’esperienza di Quaresima Viva, una proposta dell’Ispettoria Salesiana Meridionale per la preparazione a vivere la Pasqua.


Questa possibilità mi è stata data dalla coordinatrice della comunità Francesca Pecoraro e da don Antonio Carbone responsabile della nostra associazione e da tutta l’equipe della comunità. Ho subito accettato (chiaramente) visto che sono stato in fermo per più di 2/3 mesi in stato di misura cautelare dove venivo privato della mia libertà, e perchè mi sembrava una bella esperienza da fare per migliorare le mie capacità relazionali e riflettere di più su me stesso. Ho incontrato tante persone tra qui Don Giuseppe, una bravissima persona con la quale ho notato subito una certa affinità.
Di questa esperienza mi sono piaciute diverse cose, ma in primis, il sentirmi finalmente dopo tanto tempo un po’ libero. Questo mi ha dato una certa spensieratezza e mi ha permesso di riflettere di più sulla mia persona. Ovviamente, mi è anche piaciuto misurarmi in qualcosa che non avevo mai fatto, ovvero, cucinare per tante persone e soprattutto farlo grazie all’aiuto di Francesca e di suo marito Marco, accompagnati dalla spensieratezza che solo un bambino può dare, ovvero il loro figlio, Michele. Il fatto di stare a contatto con ragazzi della mia età mi ha aiutato a sentirmi un po’ come loro, anche se non ho seguito tutte le attività (non perché non potessi ma per volere mio); questo perché non mi piacciono queste cose e non le critico, ma semplicemente non riesco a farle (per via della mia perdita di fede, dovuta a varie situazioni molto personali).


Questa esperienza mi ha lasciato poche cose, ma buone come si suol dire.
In primis, una consapevolezza migliore di me stesso, la conoscenza con varie persone, ma soprattutto una conoscenza molto speciale che preferirei lasciare personale. E che dire, ringrazio veramente per questa opportunità, e spero che il mio percorso in questa comunità sia il più breve possibile e non perché io non mi trovi bene, anzi, probabilmente è la cosa migliore che mi sia mai capitata, ma perché sono intenzionato e invogliato, come non lo sono mai stato a cambiare la mia vita, a diventare una persona migliore, a studiare, a lavorare ed aiutare il prossimo. GRAZIE DI TUTTO.”

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
