Un nostro giovane accolto della comunità educativa “Domenico Savio” di Corigliano d’Otranto, in occasione della giornata mondiale della terra, ci racconta la sua esperienza formativa a contatto con la natura.
Vi parlo della mia esperienza al N&B (Natura & Benessere) un’azienda di Martano, in provincia di Lecce, che realizza prodotti bio per la cosmesi e il benessere.
Ho fatto cinque mesi di tirocinio formativo e in questo periodo di tirocinio ho fatto anche un progetto che si è concluso con la produzione di una crema idratante viso per pelli giovani. Si è trattato di un bel progetto che mi ha fatto conoscere una bellissima realtà: un’azienda ricca di forza, energia e soprattutto ricca di amore.
Ho conosciuto dei colleghi spettacolari, persone per bene, educatissime che, sin dal primo giorno, mi hanno trattato come un figlio; ero diventato la mascotte di tutti. Mi hanno insegnato tante cose, mi stavano sempre accanto e mi davano una mano quando non riuscivo a fare qualcosa. Pian piano ho imparato a fare da solo.
Avevo due responsabili, Mariangela e Assunta, persone in gamba che mi assegnavano i compiti da svolgere durante la giornata.
Dopo tre mesi di lavoro in reparto confezionamento, sono sceso in laboratorio con la mia tutor Giuliana, una persona che mi ha aiutato moltissimo nel progetto ed è stata sempre al mio fianco per qualsiasi cosa che non sapevo fare. Prima di iniziare mi ha spiegato un po’ di cose: come funzionano i macchinari, come si pulisce una macchina di produzione, come la si igienizza, come pesare le materie prime e gli oli essenziali, etc…
Quando ho imparato a fare queste cose, ho cominciato il mio bellissimo progetto. Inizialmente ero preoccupato, temevo di sbagliare qualcosa, però con la giusta concentrazione sono riuscito ad evitare molti errori. Giuliana mi tranquillizzava e mi dava fiducia. Il prodotto finito è stato testato ma si è reso necessario rifarlo 2 o 3 volte prima che fosse perfetto. A me questa cosa ha dato un po’ fastidio perché non mi piaceva l’idea di sbagliare e avrei voluto riuscirci al primo tentativo. D’altra parte, però, ero contento di ripetere quelle operazioni in quanto mi ero innamorato di quel progetto e se fosse stato per me sarei rimasto giorno e notte a creare prodotti, uno più bello dell’altro. Quando lavoravo al progetto mi sentivo benissimo, mi rilassavo e, pur impegnandomi, mi divertivo e scherzavo con Giuliana. Quel posto era diventato ormai l’altra mia famiglia.
Questa realtà aziendale non sarebbe così bella, così speciale, senza il punto di riferimento che è il direttore, Domenico Scordari. E’ una persona con grandi capacità e un grande entusiasmo che riesce a trasmettere a tutti i componenti della sua squadra. Persone speciali anche sua moglie Marinella, una signora dolce e molto disponibile, e il figlio Pierluigi che ha sempre dimostrato nei miei confronti una attenzione a metà tra un buon amico e un fratello maggiore.
E’ stata per me una bellissima esperienza formativa e non solo sotto il profilo lavorativo; si è trattato di un’occasione che mi ha fatto crescere e capire che nella vita la determinazione è importante per arrivare a raggiungere i propri obiettivi e poi mi ha fatto apprezzare l’importanza di essere circondati da persone che, in azienda, puntano a curare il rapporto umano prima di preoccuparsi di ogni altro problema.
Mi resta da dire solo un grande GRAZIE!!!!
M. C.



Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
