Nel cuore di una città vibrante di cultura e teatro, un giovane ragazzo ha intrapreso un’avventura straordinaria.

Kevin, giovane accolto dalla comunità alloggio “Peppino Brancati” di Torre Annunziata”, lo abbiamo visto immergersi nel mondo affascinante della commedia teatrale “L’ultimo Scugnizzo” di Raffaele Viviani, presso il teatro Ateneo di Casoria, partecipando ad una rassegna teatrale di più di dieci date andate in scena e subito sold-out.


“L’ultimo Scugnizzo” ha rappresentato una sfida completamente diversa che ha richiesto non solo talento recitativo, ma anche un’immersione nella cultura e nelle tradizioni napoletane dell’inizio del XX secolo.
Il giovane attore è entrato in un tour di rappresentazioni, ciascuna portando nuove sfide e opportunità di crescita professionale

Le prime rappresentazioni sono state accolte con entusiasmo da parte del pubblico e dai suoi compagni di casa. Il ragazzo ha ricevuto applausi scroscianti e complimenti per la sua interpretazione convincente.
Oltre alla realizzazione artistica, questo percorso ha rappresentato un viaggio di crescita personale. Kevin ha imparato a superare le sfide, a collaborare con il cast e a connettersi con la sua eredità culturale in un modo che non aveva mai immaginato.

La sua avventura in questa commedia teatrale è una testimonianza dell’importanza del teatro nel dare vita a storie e culture, oltre a essere un’opportunità per giovani talenti di esprimere la propria passione.
Si ringrazia Marika La Pietra, nostra ex Tirocinante e oggi avvocato e rappresentante dell’associazione Antigone che si occupa dei diritti e garanzie nel sistema penale.
Domenico Gallo, operatore comunità alloggio “Peppino Brancati” di Torre Annunziata

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
