Durante il mese di Luglio, i ragazzi accolti dalla comunità alloggio “Casa Pinardi” di Caserta hanno partecipato all’“Estate giovani”, organizzata dalla Casa Salesiana di Caserta diretta da don Gino Martucci.

Dall’8 al 24 luglio sei entusiasmanti serate – fatte di giochi, sport, uscite e cene – hanno permesso a più di 100 fanciulli, tra cui ben sei giovani di “Casa Pinardi”, di condividere momenti di gioia e spensieratezza.
Ragazzi e ragazze, dai 14 anni in su, si sono incontrati ogni lunedì e mercoledì per tre settimane. Il tema di questa edizione è stato “Jumanji”, film d’azione ricco di messaggi positivi come l’importanza di sapersi mettere sempre in discussione e soprattutto la vitale necessità di imparare a stare con gli altri.
Le quattro squadre, ognuna col nome di uno dei protagonisti della pellicola e contraddistinta da un colore, si sono sfidate in appassionanti competizioni fino a tarda sera. A guidare i partecipanti durante le molte attività, sotto l’attenta supervisione di don Giancarlo e don Massimo, numerosi Animatori dell’Oratorio Salesiano che hanno permesso che tutto andasse per il meglio.
A colpire in modo particolare i giovani sono stati i momenti di preghiera e condivisione a chiusura di ogni incontro, che spesso hanno coinvolto anche alcuni genitori.
L’ennesima occasione che i Salesiani hanno dato ai nostri ragazzi per conoscere altri adolescenti, confrontarsi e crescere insieme, guardando con fiducia al futuro.
(Gianfrancesco Coppo, Educatore Comunità alloggio “Casa Pinardi”)

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
