Musica, giochi di gruppo e tanto divertimento nell’oratorio salesiano di Bari
Un must che ormai caratterizza ed allieta le nostre sere più calde quello del progetto “Estate ragazzi”, ricorrente ormai da diversi anni, in questo periodo, presso l’oratorio Salesiano di Bari.

A farla da padrona sono i tornei, i giochi di ruolo e le attività di gruppo che, come ogni anno, regalano ai nostri ragazzi momenti di piacevole aggregazione unici, all’insegna dell’unione, della socialità e del sano divertimento.


Animatori, educatori, salesiani e tanti volontari, al servizio dei giovani, si cimentano ogni sera dalle 20:30 circa sino a mezzanotte in svariate attività ed iniziative, nelle quali sono coinvolti i ragazzi del quartiere libertà, un quartiere particolarmente delicato, con un elevato tasso di devianza minorile, al fine di tener lontani i nostri giovani dai pericoli della strada, favorendo iniziative a scopo ricreativo ed educativo.



Non poteva ovviamente mancare la partecipazione degli ospiti della Comunità educativa “16 Agosto” di Bari, sempre pronti a dar manforte nell’organizzazione delle serate a tema ed a prendere parte con entusiasmo alle stesse, perché d’altronde si sa, l’estate non è una stagione, ma uno stato d’animo! L’estate è quel momento dell’anno in cui pensieri, preoccupazioni ed impegni vari ed eventuali lasciano lo spazio alla spensieratezza, al divertimento ed alla gioia di condividere esperienze ed emozioni! E a voi che state leggendo, non ci resta che porgervi l’invito ad unirvi a noi. Il divertimento è assicurato!
Lorenzo Ursi- Educatore della Comunità “16 Agosto” di Bari

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
