Nella vorticosa, frenetica e spesso problematica quotidianità, sedersi tranquillamente in meditazione o praticare un flusso di posizioni yoga può centrare e stabilizzare le emozioni. Una meditazione regolare può ridurre l’ansia, migliorare la stabilità emotiva e portare a una mente più chiara e concentrata.
Lo yoga e la meditazione non aiutano solo a gestire lo stress, ma contribuiscono attivamente a migliorare il funzionamento del cervello. Impegnarsi in queste pratiche può portare a cambiamenti nella potenza cerebrale, in particolare nelle aree legate all’attenzione, alla memoria e al processo decisionale esecutivo. Inoltre, la disciplina mentale sviluppata attraverso queste pratiche può portare a miglioramenti significativi dell’umore e del benessere emotivo.

Quando si impara ad osservare i pensieri si impara anche a conoscere i propri limiti e le proprie capacità. Questa consapevolezza di sé può essere profondamente trasformativa, portando a prendere decisioni migliori e a fare scelte di vita più autentiche.


Per questo, ai nostri ospiti, è stata data la possibilità di usufruire di questo spazio laboratoriale dedicato a loro stessi, grazie alla disponibilità di Lucia, una nostra volontaria esperta in materia, che sta fungendo da guida spirituale in questo percorso. I ragazzi sono entusiasti e soddisfatti di questa esperienza, che per loro rappresenta un modo alternativo di autoanalisi introspettiva del loro percorso di vita passato, rapportato alla odierna e consapevole visione del presente nonchè dei futuri obiettivi di crescita.
Lorenzo Ursi, Educatore della Comunità “16 Agosto” di Bari

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
