Il 31 dicembre è da sempre un giorno particolare: da un lato segna la fine del calendario gregoriano, dall’altro rappresenta il giorno del bilancio rispetto all’anno che sta per volgere al termine; inevitabilmente ci si ritrova a rivivere attimi, emozioni, gioie, delusioni e speranze.
Il 2020 é stato un anno difficile, imprevisto per ognuno di noi, ma che in qualche modo ha fermato il nostro tempo e ci ha aiutato a riflettere e riconoscere la bellezza delle piccole cose. Il mio 2020 è stato esattamente così e provando a soffermarmi su quanto di buono sono riuscito a cogliere durante questo anno, riassumerei tutto in tre semplici parole: COMUNITÀ FRANCESCO CONVERTINI.

Ho messo piede per la prima volta in questa Comunità di Cisternino il primo luglio: “che bello e che fortuna aver trovato lavoro, proprio adesso che sembrava così difficile riuscirci!” pensavo tra me e me. Sarei ipocrita se, in un momento in cui la disoccupazione purtroppo è in aumento, vi dicessi che oggi, 31 dicembre, reputassi queste cose irrilevanti.
Ho sempre pensato che il lavoro fosse qualcosa di necessario, ma anche e soprattutto espressione di ciò che siamo. Ecco perché vorrei soffermarmi su ciò che di positivo mi ha lasciato il 2020.
Il lato più bello, più umano, buono e dolce di questo anno è nato tra le mura di questa casa, svolgendo giorno dopo giorno un lavoro che con il tempo è diventato un “non lavoro” ( parafrasando Don Antonio). Conoscere la comunità e sentirsi da subito parte integrante di un gruppo, trovare colleghi diventati amici e poi confidenti, con cui poterti confrontare senza sentirti giudicato, ha reso questo viaggio semplice ed emozionante.
E’ un viaggio formativo ma allo stesso tempo gratificante, capace di dare un senso ad ogni giornata che si riempie della vita dei ragazzi…I NOSTRI ragazzi, motivo principale per cui sono qui a buttare giù due righe, proprio mentre sono in comunità.
Non so se leggeranno mai questo testo, ma vorrei, anzi vorremmo augurargli di ESSERE FELICI, di non smettere mai di sognare, nonostante la vita preveda cadute e spesso smarrimenti. Vorremmo augurargli di rimanere sempre giovani, belli e spensierati come lo sono ora, al sicuro, anche quando i capelli diventeranno grigi. Gli auguriamo di amare i genitori, anche quando non riusciranno a comprendere le loro scelte.
Auguriamo di trasformare i loro errori in lezioni di vita e poi possibilità, di saper provare grandi emozioni per piccole cose, di avere veri amici e di condividere con loro lacrime e gioie. I greci avevano due parole per riferirsi al tempo: Kronos e Kairòs. Mentre la prima si riferisce al tempo cronologico, la seconda significa un momento di un periodo di tempo indeterminato nel quale qualcosa di speciale accade. Mentre Kronos è quantitativo, Kairòs ha una natura qualitativa. Nella lotta tra Kairòs e Kronos, Kairòs è sempre stato perdente.
Auguriamo ad ogni nostro e vostro ragazzo di poter un giorno ringraziare Dio per questo meraviglioso viaggio chiamato Vita e che il 2021 per me e per i ragazzi sia un Kairos speciale.
Buon anno a tutti voi, buon anno ragazzi e grazie di tutto
Comunità Francesco Convertini!
Michele Semeraro

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
