
Al giorno d’oggi tutti noi dedichiamo la nostra vita al lavoro, al formarci in base ad esso e quasi plasmiamo la nostra quotidianità facendoci influenzare su ogni nostra scelta, personale e non. Ma la vera sfida è dedicarsi ad un qualcosa senza alcun tipo di compenso economico, ma solo emotivo. Provate a riempire il cuore di sorrisi, di abbracci, di gratificazioni e parole dolci. Il volontariato è proprio questo, il dedicare il proprio tempo ad aiutare chi ha più bisogno, e vi posso assicurare che diventa un circolo vizioso, un qualcosa che non si può fare più a meno nel corso della vita. Certo non fa notizia, difficilmente chi opera si fa notare, e forse è proprio questo il punto di forza: fare del bene in silenzio. Chi è disposto a fare volontariato decide innanzitutto di dedicare il suo tempo al prossimo, al più bisognoso, alla persona che grida aiuto in silenzio e/o a chi lo fa invece in maniera più plateale.
Spesso siamo proprio noi ragazzi che incuriositi ci avviciniamo a questo mondo, anche con un po’ di timore, chiedendoci se ne siamo all’altezza di affrontare “problemi” che spesso nella nostra vita mai abbiamo preso in considerazione. Ogni ragazzo spesso si rispecchia negli altri, con più o meno caratteristiche in comune, è forse proprio questo il punto di forza: il ricercare nella persona che abbiamo accanto, a cui facciamo volontariato, i caratteri della nostra personalità e il fatto di aiutare è visto anche come un aiutare se stessi.
Il volontariato non ha età, né sesso, né etnia esso è semplicemente intrinseco nella nostra vita e diventa il nostro “modus operandi”. Esso ci aiuta anche a sviluppare molteplici competenze, infatti non deve essere mai visto e inteso come un dare senza ricevere, anzi riesce a migliorare le nostre vite e il nostro benessere interiore. Basti pensare che lavorare facendo volontariato lo si fa per una causa, per raggiungere degli scopi e degli obiettivi ben precisi, per questo si prova un senso di realizzazione nel vedere l’effetto che il nostro lavoro ha sugli altri e ci fa acquisire anche una certa fiducia in noi stessi.
Questa è la domanda che mi sono chiesta prima di presentare la mia candidatura al servizio civile universale: perché sprecare il tempo libero guardando la tv o nei centri commerciali ? Partecipate invece ad attività interessanti, dove la condivisione con altre persone mette in circolo una moltitudine di idee e le nuove esperienze faranno sempre in modo di arricchire il nostro cuore.
Operatori Volontari Servizio Civile Universale Comunità Alloggio “Mamma Matilde”

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
