“Chi sa di essere amato, ama, e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani”. Don Bosco ne era convinto. Una vita, la sua, spesa per dare ai giovani una speranza, sempre motivato dalla certezza che essi sono fonte inesauribile di gioia e amore. Un dare-avere sin dai primi anni della sua “missione”. L’ennesima dimostrazione è avvenuta ieri, a Torre Annunziata, dove, in concomitanza con l’Estate Ragazzi, tutti gli oratori della Campania si sono riuniti per rendergli omaggio.
Il raduno (di circa 900 ragazzi) è stato scandito da varie tappe: prima l’accoglienza nella Basilica della Madonna della Neve, poi da lì il corteo in festa ha raggiunto l’Oratorio torrese, passando per quello delle Suore Salesiane.
Presente all’evento anche il sindaco Giosué Starita, che ha ricordato e sottolineato l’importanza dell’azione salesiana in un contesto difficile come quello di Torre. A seguire, la consegna della Summer Cup (vinta dall’oratorio di Salerno) e l’interpretazione degli inni dedicati a Don Bosco.
In chiusura, preghiera e festeggiamenti per Don Bosco, con tanto di torta e mega-candelina. Una chicca, infine, è stata rappresentata dalle magliette colorate indossate dai ragazzi: un arcobaleno di bellezza che ha oscurato il male di una città tormentata, che troppo spesso dimentica che è ancora capace di sorridere.


Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
