Appuntamento estivo all’acquapark di Metaponto: un piacevole momento di svago
Il caldo afoso di questa estate 2018 non spaventa ne gli ospiti e ne gli operatori della “16 Agosto” di Bari, sempre impegnati nell’organizzare nuove occasioni di svago per i ragazzi della comunità.
Grazie al direttore del nostro oratorio annesso, Don Prancesco Preite, sempre attivo sul nostro territorio, lo scorso Giovedì 5 luglio 2018, è stata organizzata una fantastica gita presso l’acquapark di Metaponto, che ha visto partecipi i ragazzi del progetto oratoriale “Estate Ragazzi” ed i nostri ragazzi.
Qui da noi la mattina ha sempre l’oro in bocca, per cui i nostri ragazzi, accompagnati dal nostro educatore Angelo, si sono messi in viaggio molto presto, insieme con tutta l’equipe dell’oratorio salesiano “Don Bosco” per raggiungere la destinazione prescelta.
Tra tuffi, scivoli ed altre attrazioni acquatiche i ragazzi si sono scatenati in modo positivo, portando con loro, al rientro, il ricordo di una bella giornata differente trascorsa all’insegna del divertimento.
Queste iniziative hanno indubbiamente una valenza educativa di rilievo, in quanto mostrano agli ospiti anzitutto come la vita di comunità possa essere ricca di iniziative e di momenti gioiosi, ma anche come i loro sacrifici, i loro sforzi, la loro condotta positiva, vengano apprezzati e premiati al momento opportuno.
Questa uscita di gruppo è stata anche importante sotto il profilo socio-relazionale, in quanto ha permesso ai nostri ragazzi di interagire con tanti loro coetanei e non, risiedenti sul territorio, permettendo così di gettare le basi per la costruzione di una rete di rapporti di amicizia solidi e costruttivi e di allargare la cerchia di persone con cui interagire positivamente.
Lorenzo Ursi
Educatore della Comunità “16 Agosto” di Bari




Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
