
Proseguiamo la nostra conoscenza delle volontarie del Servizio Civile che mettono a disposizione le proprie competenze per la comunità Educativa “D. Savio” di Corigliano d’Otranto (LE). Oggi scambiamo due chiacchiere con Anna Mangione, 27 anni, Laurea magistrale in ” Gestione delle attività turistiche e culturali.”
Anna, quali stimoli ti hanno spinta a prendere parte a questa esperienza?
E’ difficile descrivere in poche righe quali siano stati gli stimoli che mi abbiano portato ad intraprendere questo percorso; posso solo dire che dopo gli studi avevo voglia di fare qualcosa, qualcosa che mi desse qualche piccola soddisfazione non solo a livello economico ma anche a livello personale. Grazie al Servizio Civile ho avuto la possibilità di entrare a far parte dello staff della Comunità Educativa “D. Savio”, una realtà che mi incuriosiva e di cui non avrei mai immaginato di far parte.
Quando hai iniziato e quali sono state le prime impressioni ricevute?
Ho iniziato l’11 luglio 2016 con un po’ di timore, sia per la mancanza di esperienza, sia per la paura di non essere accettata ma con tantissima voglia di fare. Ricordo ancora lo sguardo impaurito, curioso e diffidente dei ragazzi ma con il trascorrere del tempo il clima è divenuto sempre più familiare ed ho avuto modo di conoscerli e scoprire i loro vissuti, le loro esperienze, le loro passioni, i loro sogni.
Che idea hai dei ragazzi ospiti della struttura?
I ragazzi ospiti della struttura hanno sofferto troppo rispetto alla loro giovane età, alcuni cercano di nascondere la loro tristezza, la loro rabbia assumendo quell’atteggiamento da “duro.” Condividere con loro momenti di gioco, cene, compleanni significa molto, riesci a strapparli un sorriso e a renderli più spensierati, facendo scomparire temporaneamente quel velo di malinconia che si cela nei loro occhi!
E gli operatori della Comunità? Parlaci di loro.
Gli operatori sono pazienti e disponibili, sia con noi volontarie e sia con i ragazzi, ci chiariscono ogni nostro dubbio senza esitazione, ci danno consigli utili per fare e dare sempre il meglio di noi.
Cosa ti aspetti di ricevere da questa esperienza alla “D.Savio”?
Il Servizio civile mi ha dato l’opportunità di mettermi alla prova giorno dopo giorno, sia come lavoratrice sia come persona, imparando a conoscere di più me stessa e gli atri(colleghi, ragazzi, operatori). Mi aspetto di aver lasciato il segno in senso positivo, di aver fatto qualcosa per la Comunità; inoltre spero di apprendere sempre di più sulle dinamiche di questa realtà, bella e complessa allo stesso tempo.
Quali sono i tuoi progetti futuri una volta terminata questa esperienza?
Per quanto riguarda il mio futuro cercherò di andare avanti nella ricerca di un lavoro nell’ambito culturale e sociale, portandomi nel cuore quest’esperienza,un’esperienza che consiglio a chiunque avesse la possibilità di farla, si impara molto sulla vita lavorativa e non solo, ti porti dietro un bagaglio di conoscenze davvero ampie sulla vita in Comunità e ricordi piacevoli.

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
