Nell’ambito del progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno” finanziato dalla fondazione con i Bambini, nel periodo compreso tra Ottobre 2020 e Gennaio 2021, si è svolta l’attività di DAD, ovvero attività di didattica a distanza, in seguito anche definita DID, termine che mette in chiaro risalto la componente integrativa della stessa.

L’attività di DID si è rivolta a bambini e ragazzi appartenenti all’Istituto G. Leopardi di Torre Annunziata, che hanno così potuto usufruire di strumenti appropriati e servizi internet, che erano mancanti o carenti presso il proprio domicilio, o comunque inutilizzabili, per diverse ragioni.
Si tratta di minori che vivono situazioni di disagio, di povertà materiale e famiglie che non hanno i mezzi per sostenere spese per l’acquisto di prodotti informatici, che garantiscano loro la partecipazione all’attività scolastica a distanza, resa necessaria dall’emergenza pandemica in atto, o di minori i cui genitori, o chi se ne prende cura, non hanno disponibilità di tempo o comunque non sono nelle condizioni necessarie atte ad assicurare la partecipazione dei propri figli alle attività scolastiche nella modalità attualmente richiesta, in maniera serena e continuativa, elementi questi fondamentali ai fini di un buon rendimento scolastico e per la maturazione e un sano sviluppo dei ragazzi.
La struttura dei Salesiani di Torre Annunziata ha così accolto tutti questi ragazzi e le loro situazioni, gestendo al meglio e garantendo una buona e attenta partecipazione dei ragazzi alla didattica, fornendo loro strumenti adeguati, come tablet messi a disposizione dalla scuola, auricolari, cuffie e mediante il ricorso a figure accreditate, operatori competenti, che hanno svolto il proprio compito di sostegno all’attività, nel rispetto delle norme sanitarie vigenti e impegnandosi ad aiutare i ragazzi nella gestione delle difficoltà che sempre comporta un apprendimento a distanza, favorendo, incoraggiando ed agevolando così la partecipazione degli stessi allo svolgimento delle lezioni, nonché contrastando il fenomeno della dispersione scolastica. Questa esperienza è stata di grande arricchimento sia per i ragazzi, che hanno potuto così proseguire il proprio percorso di crescita personale e formativo e accrescere le proprie competenze, sia per gli operatori, che hanno sostenuto i ragazzi, favorendone gli apprendimenti, facendo attenzione a non sostituirsi ad essi, ma offrire loro, all’occorrenza, un valido e costante supporto, una rassicurante presenza, su cui contare nei momenti di difficoltà. Gli operatori si sono posti come guide sapienti pronte a indirizzare i ragazzi e ad interfacciarsi con gli insegnanti, per raggiungere insieme il successo formativo.
Gabriella Sorriso, psicologa volontaria





Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
