Sara è una nostra volontaria ed è stata per la prima volta ad unn soggiorno residenziale estivo per una settimana con i nostri ragazzi, al rientro ha scritto le sue sensazioni, emozioni, guardando all’esperienza anche in modo critico.

“Lì, ad Agropoli, ospiti in una graziosa casa in collina a pochi passi dal mare, ho condiviso quest’esperienza con sei dei ragazzi della casa
famiglia “il Sogno” di Napoli.
Inizialmente, nonostante sia una persona abbastanza espansiva e socievole, pensavo di incorrere in qualche difficoltà nella convivenza
H24 con i ragazzi in quanto ero l’unica ragazza in casa, nuova agli occhi di tutti; non sapevo cosa aspettarmi da ognuno di loro, non sapevo
come avrei dovuto comportarmi, cosa avrei dovuto fare e non… sono partita con cosi tanti punti interrogativi svaniti poi, di colpo, nel nulla,
appena dopo un paio d’ore dall’arrivo!
Gianluca, uno degli educatori della casa famiglia, e William, volontario del Servizio Civile Universale, sono stati fantastici, mi son da subito
sentita a mio agio e mi hanno fatto sentire più che a casa.
I ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, sono stati a loro volta accomodanti e rispettosi nonostante mi avessero appena conosciuta.
È stata, a mio avviso, un’esperienza al quanto significativa, mi ha aperto in pochi giorni, una piccola finestra su un nuovo mondo…
Una realtà sviluppatasi all’interno di altre realtà.
Una realtà fatta di storie di famiglie in difficoltà, di ragazzi che si sentono già adulti a causa delle vicissitudini che inevitabilmente devono
affrontare e subire sin da piccoli.
Una realtà fatta di errori che si sommano ad errori, di paure che si affrontano e si combattono con la convinzione di essere sempre i “più
forti” sprofondando cosi inconsciamente in uno stato di totale chiusura mentale verso gli altri, verso il nuovo e il diverso.
Osservavo quei ragazzi come fossero miei fratelli, e nel guardare i loro atteggiamenti, nell’ascoltare i loro discorsi, le loro opinioni ho ricevuto
ogni volta la conferma che in ognuno di loro non c’è colpa, nonostante, paradossalmente, si trovino lì, in casa famiglia, proprio perché colpevoli
di qualcosa.
È come se vivessero a modo loro in un circuito mentale chiuso, mi vien da pensare alla pista di Formula Uno…
È come se, secondo i loro standard, i loro canoni, non esistano vie alternative a quelle da loro vissute, come se il mondo fosse PIATTO, eppure, voglio contraddirmi ancora, vi dirò che sono immensi.
Ogni bambino, ogni ragazzo, ogni persona lo è, bisogna scavare, bisogna guardare oltre, bisogna cercare quello spiraglio quasi invisibile
e impercettibile che è dentro ognuno di loro.
Ho assistito a qualche episodio di rabbia sfociati in litigi, ma stranamente non mi sono mai scomposta, non ho provato stupore o
meraviglia.
Le dinamiche umane sono infinite e proviamo un pò a immaginare cosa alberga nelle teste di piccoli adolescenti che hanno avuto indubbiamente
percorsi di vita non proprio semplici.
Tutti noi tendiamo ad esternare ciò che abbiamo dentro, nel bene e nel male aggiungerei, beh, questi ragazzi nascondono con tanta di quella
rabbia, di quella paura, di quella sfiducia che potrebbero riempire un oceano, ed è per questo che sono sensibili al più leggero soffio di
vento, si rialzano e cadono alla velocità della luce.
Sono volubili, suscettibili, ma sensibili se tocchi il filo giusto.
Vogliono apparire forti, giocano di squadra, vige per loro la cultura dell’alleanza ma ciò nonostante sono lupi solitari. Sono tattici, sono furbi, allenati a pensare da chi riguardarsi e a chi avvicinarsi, frutto semplicemente di un passato precedente alla loro entrata in casa famiglia, frutto di uno stile di vita che non hanno ricercato ma che gli è stato indotto.
Tanto forti quanto fragili. Si era insieme ogni momento della giornata, dalla colazione alla
buonanotte…
Amano divertirsi, naturalmente, giocare, scherzare, sono generosi, gentili, spesso li osservavo durante la cena mentre uno di loro versava l’acqua a tutti gli altri noi, li ascoltavo nel dire un “grazie”o un “prego” o qualche frase del tipo: “Chi vuole del formaggio?”, “Cosa mangiamo stasera?”…Qualcuno potrebbe dire: “Cosa c’è di strano in semplici episodi come questi?”, beh forse nulla, eppure a me colpiva la genuinità e la naturalezza di quei gesti, la calma e la spensieratezza di un momento che probabilmente li rendeva liberi per qualche istante, liberi da quei fardelli che si portano dentro legati alle loro vite, ai loro ricordi, e al loro presente.
Era bello vederli giocare in spiaggia, passeggiare sulla riva come piccoli playboy, dividersi un caffè, agghindarsi per la sera, ascoltarli nei loro
racconti, parlare del più e del meno, con chi del calcio, con chi della scuola, con chi di un fratellino che verrà, con chi della fidanzatina…era bello vederli leggeri, anche se per poco, era bello ritrovare in quei momenti un’infanzia o un’adolescenza perduta.
Ho infine, infine per modo di dire, semplicemente per giungere ad una
conclusione momentanea, riscontrato che la figura dell’adulto è INDISPENSABILE.
Lasciando cadere ogni stereotipo, si ha sempre bisogno di qualcuno.
Questi ragazzi hanno bisogno di una guida, di una spalla su cui appoggiarsi così come di un volto da poter affrontare, con cui poter confrontarsi.
Hanno bisogno di conoscere, di evadere, non da dove sono ma da dove provengono.
Hanno bisogno di crescere con la consapevolezza e la fiducia che oltre ciò che hanno finora vissuto c’è un universo di opportunità, belle e
nuove ad attenderli.
Hanno bisogno di quel qualcuno che gli spiani quella strada colma di
ostacoli, che li accompagni per poi lasciarli liberi di essere.
Hanno bisogno di affetto, un mare d’affetto.
Hanno bisogno di crederci, parte sicuramente più difficile della storia, ma non impossibile.
Io ringrazio ognuno di loro, ognuno di questi ragazzi che a piccoli passi mi ha concesso di entrare nelle loro vite… ringrazio gli operatori che mi hanno donato quest’opportunità magnifica, mi sono divertita ed è stato stupendo potersi relazionare l’un l’altro, conoscersi.
Perché in fondo credo il segreto sia questo:
Prima di ogni cosa, prima di un pensiero, prima di un giudizio, prima di una parola o di un gesto, bisogna CONOSCERE, sempre, e VIVERE ciò
di cui si è stati fino a quel momento all’oscuro.
Grazie ai ragazzi della casa famiglia “Il Sogno”.
Grazie agli operatori Gianluca e William.
Grazie a tutti, e al caro S.Giovanni Bosco.”
Sara, volontaria Casa alloggio “il Sogno” di Napoli

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
