La tutela dell’ambiente oggi e’ uno degli argomenti piu’ sentiti in assoluto, l’autodemolizione e’ tra le attivita’ di gestione di rifuiti che ha un elevato impatto ambientale se effettuata in modo insicuro, per questo motivo in questo tipo di attivita’ vigilano norme rigorose in difesa dell’ ambiente. i nostri ragazzi della comunità alloggio per minori “mamma matilde”, in una calda mattina di agosto
sono stati ospiti della ditta “autodemolizioni l&g” di scafati per una visita all’insegna dell’ecologia, con lo scopo di far capire loro che un’autovettura puo’ essere smaltita salvaguardando la natura che ci circonda.
Durante le ore trascorse lì i giovani hanno assistito e partecipato con entusiasmo ad una dimostrazione pratica del processo di bonifica e di smontaggio di una vettura appena arrivata nel centro di demolizione e con l’aiuto e l’assistenza del personale qualificato hanno svolto tutte le fasi:
1 Fase : bonificare la vettura estraendo dai diversi circuiti tutti i liquidi (olio motore, olio freni, liquido radiatore ecc.)
2 Fase : Estrazione di tutte le parti in vetro e in plastica
3 Fase: Smontaggio di tutte le parti meccaniche e lamierati della vettura
4 fase: La carcassa in fine viene pressata con un apposito macchinario
Insegnare ai giovani il rispetto per l’ambiente, le cause che provocano l’inquinamento ambientale e altre tematiche simili diventa una risorsa imprescindibile per poter formare dei cittadini consapevoli e in grado di agire in futuro per il bene della comunità.
Dario Tonzino, educatore comunità alloggio “Mamma Matilde”




Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
