
Dall’inizio del 2016 i minori che hanno attraversato il mare approdando in Italia sono almeno 7.567 e oltre il 92% sono bambini e ragazzi non accompagnati. Si trovano nel nostro Paese senza i genitori o punti di riferimento e soprattutto privi della conoscenza della nostra lingua. A questi si aggiungono quei giovani italiani a rischio emarginazione perché provenienti da situazioni o ambienti non sani delle nostre periferie. Una grande emergenza per l’infanzia in Italia che coinvolge minori stranieri e italiani a cui possiamo dare una risposta immediata e concreta come lo stesso Don Bosco ci ha insegnato.
La zona sud di Torre Annunziata si presenta come un territorio isolato e molto difficile con scarsissime se non quasi nulle, attrattive per i giovani. È proprio in questa zona che si colloca la casa di prima accoglienza “Piccoli passi grandi sogni” in cui ospitiamo sia minori stranieri non accompagnati sia ragazzi italiani provenienti da difficili situazioni familiari. Qui, grazie ad operatori ed educatori, ci prendiamo cura di loro provvedendo ai loro pasti e alle cure mediche ma anche accompagnandoli nella ricerca di un lavoro o di una sistemazione.
Perchè Intervenire?
Per accogliere nuovi ragazzi è necessario ristrutturare uno degli stabili della casa: urge sostituire gli infissi, cambiare il pavimento e riadeguare il sistema elettrico. A questi giovani che hanno affrontato un periodo tragico della loro vita vogliamo offrire una seconda possibilità: iniziare una nuova vita integrandosi felicemente nel nostro Paese. Con il valore aggiunto di condividere questa esperienza di crescita insieme ai loro coetanei italiani.
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Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
