Ad un mese dall’inizio dell’indagine su un presunto sistema per sottrarre bimbi alle famiglie.

A Bibbiano non c’è uno scandalo: ce ne sono due!
Il primo è quello di
cui si occupa la magistratura che conduce le indagini.
Il secondo è la vergognosa strumentalizzazione che ne viene fatta
dalla politica. Di
Maio “Io con il partito di Bibbiano non voglio averci nulla a che
fare, con il partito che in Emilia Romagna toglieva
alle famiglie i bambini con l’elettrochoc per venderseli
io non voglio avere nulla a che fare”. Salvini
ha accusato il Pd di fare “business sui bambini”, Una giornalista domanda a Zingaretti dei fatti
di Bibbiano e lui si mette a ridere e dà la colpa al M5S. La strumentalizzazione politica di fatti così
gravi è una vergogna!
A Bibbiano non c’è bisogno di una riflessione, ma di almeno due!
La prima è quella di bambini dati in affidamento con procedure sospette. Procedimenti viziati da metodi di ascolto suggestivi, famiglie senza diritto alla difesa. E poi servizi sociali appaltati a cooperative esterne, libere di agire forse in modo arbitrario, consulenze tecniche d’ufficio affidate a psicologi e pedagogisti dalla professionalità a dir poco discutibile, giudici onorari in sospetto di conflitto d’interesse per aver ricoperto incarichi nelle strutture d’accoglienza a cui loro stessi destinavano i minori allontanati dalle famiglie. Il caso Reggio Emilia speriamo che sia qualcosa di isolato.
La seconda è
parlare di business su bambini e ragazzi in ostaggio delle case famiglia. Questo
non è rispettoso di bambini, adolescenti e famiglie che insieme agli operatori
e ai servizi sociali competenti stanno compiendo un faticoso ma necessario
percorso all’interno di un sistema che deve essere sostenuto, monitorato ma
certamente non delegittimato o affossato. Mai un ragazzo viene allontanato dai
genitori e messo in casa famiglia per motivi di indigenza, come spesso si vuol
far credere, volendo trovare la soluzione da parte di alcuni, nel dare il
corrispettivo della retta ai genitori. La maggior parte dei bambini ha vissuto
l’allontanamento dalla famiglia d’origine a causa di grosse problematiche come
la trascuratezza, l’incapacità genitoriale, il maltrattamento, episodi di
violenza, la tossicodipendenza, l’alcolismo da parte della famiglia d’origine o
forme di devianza del minore.
La
tragedia di Bibbiano ci insegna anche che c’è bisogno di investimenti sulla
prevenzione, sul sostegno alla genitorialità più fragile, sul sostegno ai
servizi sociali territoriali e alle procure della Repubblica per renderli più
efficienti.

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
