La casa famiglia “16 Agosto” di Bari protagonista, a gonfie vele dell’appuntamento con la “Bari social boat”!

[Cit. Romano Battaglia]
Una traversata per il sociale, un’occasione per conoscersi ed imparare a conoscere nuovi contesti, un anello di giuntura con la cultura di inestimabile valore. È proprio questo che significa “Bari social boat”. Una barca a vela messa a disposizione dall’assessorato al welfare del Comune di Bari che per tutta l’estate ha dato modo, alle diverse realtà sociali presenti sul territorio di vivere un’esperienza diversa coniugando la bellezza del nostro mare, il senso di libertà insito nella navigazione e l’importanza della cultura.
Lo scorso 22 luglio anche i nostri ragazzi sono stati coinvolti in questa esperienza interessante, traversando per due ore le nostre coste con il vento in poppa sperimentando le emozioni della navigazione e la voglia di spensieratezza che il mare suscita negli animi, il tutto con un’importante cornice culturale a far da sfondo a questo pomeriggio piacevolmente alternativo.
In occasione di questa tappa, è stato infatti presentato, a bordo stesso, un libro, un’importante testimonianza di un educatore correlata alla sua esperienza lavorativa.
Questa iniziativa è stata infinitamente utile ed apprezzata dai nostri ragazzi, i quali, oltre all’importanza della lettura, hanno avuto modo, grazie a questa presentazione, di avvicinarci al nostro mondo. Una sorta di “role play” durante il quale le nostre preziose risorse hanno compreso cosa si cela dietro la figura, a volte un po’austera, dell’educatore, i vissuti, le difficoltà, il coinvolgimento emotivo che questo lavoro porta con sè e la paura, sempre costante di poter sbagliare o peggio ancora, di fallire nella nostra mission. Occasioni di scambio come queste hanno un valore inestimabile e vanno pertanto colte ed incentivate per gli importanti feedback e per il supporto al nostro lavoro nel breve e lungo termine.
Lorenzo Ursi, educatore Comunità “16 Agosto” di Bari





Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
