Il giorno 15 maggio, V. ha realizzato un suo piccolo sogno, ovvero incontrare il grande artista Enzo Avitabile, di cui è un grande fan. Abbiamo chiesto a V. di scriverci qualcosa su questo incontro, le sue emozioni, e tutto ciò che gli è passato per la testa quel giorno.
Ringraziamo Di cuore Enzo Avitabile, il quale si è reso fin da subito disponibile a realizzare questo piccolo sogno donando del tempo a V.
La mia meravigliosa giornata con Enzo Avitabile inizia quando Mario G. l’educatore della comunità Peppino Brancati di Torre Annunziata dove io risiedo, è arrivato in comunità dicendomi di vestirmi per andare insieme a lui per prendere dei pacchi per la comunità in una parrocchia a Napoli. Arrivati nella parrocchia Cappella Cangiani, Mario mi ha preso per mano e in un attimo mi sono ritrovato, senza che me ne accorgessi, Enzo Avitabile. Era proprio lì,di fronte a me, ed io ero troppo contento, troppo felice. Enzo Avitabile gia sapeva chi ero, perchè Mario mi aveva preparato questo incontro a sopresa . Mi sono avvicinato e lui ha aperto le braccia e ci siamo abbracciati forte e mi ha dato un bacio sulla guancia. Subito mi ha detto vieni con me in teatro, mi ha preso la mano e siamo andati dove c’erano le prove del suo spettacolo. Cerano dei bambini e delle bambine che ballavano e recitavano ed Enzo suggeriva cosa fare sul palcoscenico. Io ed Enzo ci siamo seduti vicino. Quando ero vicino a lui avevo molta ansia ed ero molto emozionato, ho parlato con lui e gli dicevo alcuni luoghi dove lui aveva fatto dei concerti, a Ferrari di Serino, a Vendicano, poi a San Biagio di Serino. Enzo era meravigliato che io conoscessi a memoria molti luoghi dove aveva fatto i concerti. Le persone che erano con lui vedendo che io stavo di fianco a Enzo pensavano fossi suo nipote, ma Enzo diceva che io ero un suo grande amico. Enzo poi era sempre dolce con me, parlavamo e mi teneva la mano. Poi mi ha chiesto se volevo qualcosa al bar, e mi ha comprato un succo di frutta. Poi ci siamo alzati dalle poltrone e siamo andati nel retro del teatro e li ho conosciuto una sua amica di nome Maria Pia che recita nello spettacolo di Enzo. Maria Pia era molto simpatica e dolce con me. Enzo poi va da Don Nicola, il Parroco di Cappella Cangiani, per fare le prove dello spettacolo. Io e Enzo ci abbracciamo e ci salutiamo e lui mi invita ai suoi spettacoli, mi invita anche a salire sul palco insieme a lui quando ci sarà uno spettacolo. C’erano tante persone nel teatro e volevano tutti bene a Mario, tutti gli amici gli dicevano di restare, ma era tardi e dovevamo andare via. Mario poi mi ha portato al Mc Donalds perchè io volevo un Happy meal eil gelato con gli smarties e siamo poi tornati a casa. Le emozioni che ho provato sono state forti.Un incontro inaspettato e magico,non avrei mai voluto andare via. Enzo Avitabile si è dimostrato una persona veramente molto dolce e generosa,oltre ad essere un grande professionista. Spero di poterlo rincontrare un giorno e chissà…magari suonare insieme ad un concerto!



Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
