
DESCRIZIONE
Il compimento della maggiore età (18 anni) sancisce, giuridicamente, il passaggio alla vita adulta e alla dimissione dalla Comunità in molti dei casi osservati, si evidenzia uno scollamento tra aspettative sociali correlate all’emancipazione ed effettiva capacità critica del neomaggiorenne; diversi minori accolti in comunità non possiedono riferimenti parentali né un’adeguata
rete di fronteggiamento e, laddove l’intervento comunitario non si riveli sufficientemente riparativo, il raggiungimento della maggiore età può determinare il passaggio ad una condizione di profonda solitudine e disorientamento, non di rado all’origine di disagio/disturbo psicologico e relazionale: venute meno le esigenze di tutela che contraddistinguono la condizione di minorità anagrafica, il neo maggiorenne sperimenta una nuova condizione di abbandono; per molti dei neomaggiorenni in uscita dalla comunità, le difficoltà di inserimento socio-lavorativo si amplificano, appesantite dall’eredità di ripetute separazioni traumatiche, condotte abbandoniche o abusanti, che, spesso, hanno impedito lo sviluppo di competenze cognitive e socio-affettive sufficienti a garantire loro pari opportunità di autorealizzazione ed integrazione; per alcuni ragazzi il rientro nella famiglia di origine può provocare forti danni per l’incapacità di svolgere un ruolo educativo dalle persone che dovrebbero continuare a prendersi cura di loro; alcuni ragazzi rischiano letteralmente, lasciando la Comunità, di finire “sotto un ponte” ad abitare in quando sono orfani
di genitori, minori stranieri non accompagnati (MSNA) provenienti da nazioni in guerra o povere. A partire da queste premesse, che mettono in evidenza la difficoltà di immaginare il futuro di molti dei minori accolti in Comunità, è emersa l’esigenza di elaborare un progetto destinato ai ragazzi neomaggiorenni, spesso MSNA, e finalizzato alla costruzione di percorsi di crescita orientati a sostenerne i processi di autonomia e l’acquisizione di responsabilità attraverso la costituzione di uno spazio dedicato.
OBIETTIVI
- Sviluppare un progetto di semi-autonomia, così da favorire e facilitare il processo di svincolo, emotivo e relazionale, dalla
Comunità alloggio in modo più naturale e meno traumatico. - Fornire una sistemazione abitativa adeguata fino all’autonomia economica;
- Completare un percorso formativo e professionale attraverso l’acquisizione di competenze professionali e capacità relazionali;
- Sostenere, in maniera graduale il processo di acquisizione di responsabilità del minore;
- Sviluppare il processo di autonomia per la costruzione di un progetto di vita (svincolo);
- Sostenere l’inserimento sociale e territoriale del minore;
- Facilitare l’avviamento al lavoro e la ricerca di una casa.
Procura Missionaria salesiana “Salesian Missions” degli Stati Uniti

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
