
DESCRIZIONE
Il servizio di supporto all’inclusione sociale di minori è reso a domicilio e/o presso le istituzioni scolastiche frequentate, durante le ore scolastiche ed ha assicurato: interventi educativi e sociali capaci di prendere in carico le situazioni di disagio sociale e interventi educativi capaci di agire per rimuovere il rischio di emarginazione sociali interventi per le famiglie in difficoltà
nello svolgimento delle funzioni genitoriali ed educative, per impedimenti oggettivi (temporanei o strutturali), per deprivazione socio – economica e culturale, per limitazioni fisiche o psichiche e sostegno educativo alla cura e all’accudimento del minore; interventi per le famiglie in difficoltà per deprivazione socio – economica e culturale, per limitazioni fisiche o psichiche e sostegno educativo alla cura e all’accudimento del minore; interventi per le famiglie in difficoltà nello svolgimento delle funzioni genitoriali ed educative, per impedimenti oggettivi (temporanei o strutturali), per deprivazione socio – economica e culturale, per limitazioni fisiche o psichiche e sostegno educativo alla cura e all’accudimento del minore; interventi di prevenzione dell’insuccesso scolastico e mediazione delle dinamiche educative e relazionali interne al nucleo; attività educative capaci di sostenere, sollecitare e progressivamente rafforzare e sviluppare le capacità possedute; attività educative, capaci di favorire la graduale conquista di autonomie personali di base e di autonomie sociali; iniziative volte a favorire lo scambio relazionale e la capacità di adattamento, la flessibilità comportamentale, l’interiorizzazione delle regole di convivenza; affiancamento e supporto educativo – didattico e affiancamento e supporto educativo nello svolgimento di attività integrative extra scolastiche a carattere didattico, ludico ricreativo e sportivo; iniziative di integrazione sociale in contesti di vita quotidiana e/o scolastica; sostegno educativo scolastico ed extra scolastico.
OBIETTIVI
- Contrastare l’abbandono e la dispersione scolastica favorendo il conseguimento del titolo di studio conclusivo del primo ciclo
di istruzione a minorenni con specifiche problematiche. - Valorizzare luoghi di apprendimento dentro e fuori la scuola, integrando l’azione educativa personalizzata con quella dedicata
alla costruzione del gruppo. - Potenziare la comunità educante affinando competenze e strategie per far fronte a forme sempre più diversificate di disagio
nella crescita.

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
