Apprendimento, creatività e protagonismo giovanile nell’uso delle nuove tecnologie e dell’AI
“Ma che ne sAI?” è un progetto nazionale che nasce per rispondere ai bisogni emergenti legati alla diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, promuovendone un uso consapevole e creativo. Coinvolge 840 beneficiari: 600 giovani, 200 adulti e 40 AI Angels. Proprio questi ultimi rappresentano la novità del progetto: giovani formati come facilitatori e guide nell’universo dell’AI, a supporto delle comunità educanti e dei loro coetanei.
Periodo di realizzazione: 04/05/2026 – 04/11/2027
Dove: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto
Partner: Salesiani per il sociale aps, ACLI aps, CNOS-FAP ETS, NEXT – Nuova Economia per tutti aps
Finanziatori: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Contesto
Il progetto si propone di rispondere a bisogni emergenti legati alla diffusione delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, accompagnando le nuove generazioni nello sviluppo di competenze digitali avanzate e nella comprensione dei rischi e delle opportunità connesse all’uso delle tecnologie.
Le attività progettuali saranno realizzate attraverso presidi socio-educativi attivati in tutte le regioni italiane e coordinate a livello nazionale dai partner di progetto.
L’intervento
Il progetto prevede un articolato programma formativo e laboratoriale sull’intelligenza artificiale, finalizzato a promuovere un uso etico, consapevole, critico e creativo dell’IA da parte di giovani, adulti e comunità educanti.
Nella fase iniziale saranno realizzati eventi di onboarding per complessive 12 ore, con il contributo degli esperti dei partner, dedicati all’introduzione dei temi dell’etica, delle implicazioni sociali e della protezione dei dati nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
Seguirà la formazione degli AI Angels, per un totale di 35 ore complessive, articolata in 2 edizioni e curata dai partner e da esperti qualificati, tra cui ISRE e AIXIA. Il percorso approfondirà l’uso etico e responsabile dell’IA, la privacy, i bias, la cittadinanza digitale e il ruolo dell’intelligenza artificiale nella società.
Parallelamente saranno attivati percorsi formativi rivolti agli adulti, differenziati per destinatari. La formazione per docenti prevede 20 ore complessive in 2 edizioni ed è orientata all’innovazione didattica e all’utilizzo dell’IA nei processi educativi. La formazione per genitori prevede 8 ore complessive in 3 edizioni ed è finalizzata a rafforzare la consapevolezza sui rischi e sulle opportunità del digitale. La formazione per operatori ed educatori prevede 16 ore complessive in 3 edizioni ed è dedicata al rafforzamento delle competenze educative per l’accompagnamento dei giovani.
Per i giovani destinatari sono previste attività formative della durata di 32 ore, volte a sviluppare competenze di cittadinanza digitale, consapevolezza nell’uso dei social e delle tecnologie, nonché capacità di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo critico e creativo.
Il progetto comprende inoltre attività laboratoriali per un totale di 36 ore per ciascun territorio, realizzate con il coinvolgimento diretto dei partner e di esperti di settore. I laboratori saranno articolati in 20 ore di comunicazione e storytelling con l’uso dell’intelligenza artificiale, 8 ore di intelligenza artificiale musicale e 8 ore dedicate al rapporto tra intelligenza artificiale e sostenibilità. Tali attività saranno orientate alla produzione di contenuti creativi e all’apprendimento esperienziale.
Obiettivi
Un progetto di rilevanza nazionale volto a promuovere un uso etico, consapevole e creativo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale tra i giovani
Beneficiari
- 600 minori (11-17 anni)
- 200 adulti (docenti, operatori, volontari, genitori)
- 40 AI Angles (18-25 anni)
“Ma che ne sAI?- apprendimento, creatività e protagonismo giovanile nell’uso delle nuove tecnologie e dell’ AI” DI RILEVANZA NAZIONALE AI SENSI DELL’ART 72 DEL CODICE DI TERZO SETTORE, DI CUI AL DECRETRO LEGISLATIVO 117/2017- ANNUALITA’ 2024 E RIGUARDANTE L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE.


Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
