
DESCRIZIONE
Attraverso esperienze concrete dentro e fuori l’ambiente scolastico che vedono il coinvolgimento di scuola, famiglia, servizi territoriali e realtà locali (economiche, culturali, associative), si offre un supporto ad personam per valorizzare le potenzialità di ciascun soggetto, aiutarlo a formare competenze trasversali di cui possa avvalersi in futuro con il massimo dell’autonomia possibile, così da facilitare il suo inserimento nella propria comunità e nella società in generale. I tutor dell’inclusione, nuove figure previste dal progetto che operano all’interno della scuola e nel territorio, sono una risorsa per l’intera comunità professionale, secondo una logica di corresponsabilità e di integrazione delle loro specifiche competenze. La prospettiva che il progetto assume è quella della interazione tra situazioni di apprendimento in aula e situazioni di apprendimento esterne alla scuola. I contesti esterni, sociali, ricreativi, lavorativi, sportivi sono pensati como snodi integrati di un’ampia rete di sostegno, che vede la comunità sociale e professionale svolgere un ruolo inclusivo attivo e creativo.
DESTINATARI
Bridge2Autonomy supporta studenti del IV e V anno con disabilità cognitive/intellettive nell’orientamento post-diploma e nell’inclusione sociale. Coinvolge anche le famiglie, con azioni di supporto nei percorsi verso l’autonomia e l’età adulta
dei figli.
OBIETTIVI
Il progetto mira ad accompagnare in modo personalizzato i ragazzi e le ragazze con disabilità cognitive negli ultimi due anni delle scuole superiori nel loro percorso de costruzione del sé e di Transizione alla vita adulta. Favorisce lo sviluppo dell’autonomia e dell’identità personale, promuovendo l’inclusione in diversi ambiti della vita, tra cui quello lavorativo, socio-culturale, sportivo, e
del tempo libero, secondo le proprie ambizioni, attitudini e competenze.

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
