Tre coordinatrici di Piccoli Passi Grandi Sogni APS protagoniste di un’esperienza Erasmus+ tra incontro, formazione e condivisione di buone pratiche nel lavoro con i giovani.

Ci sono esperienze che arricchiscono le competenze, altre che aprono nuove prospettive. E poi ci sono quelle che, oltre a tutto questo, restituiscono entusiasmo e voglia di ripartire. Per noi, Francesca Pecoraro, Serena Colazzo e Anna Scognamiglio, coordinatrici dei servizi educativi di Piccoli Passi Grandi Sogni APS, la settimana trascorsa a Madrid è stata tutto questo: un’occasione preziosa per incontrare nuove realtà, lasciarci interrogare da altre esperienze e riscoprire, attraverso lo sguardo degli altri, la bellezza e la responsabilità del nostro lavoro educativo.
Dal 5 all’11 ottobre 2026, abbiamo partecipato alla mobilità Erasmus+ “Protagonistas del Cambio – Innovación y Formación en el Trabajo con Jóvenes”, promossa da Salesiani per il Sociale – Rete Associativa APS in collaborazione con la Confederación de Centros Juveniles Don Bosco de España.
Un’opportunità nata nell’ambito del percorso formativo annuale per coordinatori dei servizi residenziali e semiresidenziali promosso da Salesiani per il Sociale, con il sostegno e la condivisione di don Antonio Carbone, presidente di Piccoli Passi Grandi Sogni APS, associazione inserita nell’Ispettoria Salesiana Meridionale.
Siamo partite con il desiderio di conoscere nuove esperienze, costruire relazioni, scoprire buone pratiche e confrontarci con chi, in un altro Paese, condivide la nostra stessa passione educativa.
Con una convinzione importante: lo scambio è sempre reciproco. Siamo partite per imparare, ma anche per condividere ciò che abbiamo costruito, offrendo il nostro contributo alla crescita di altre realtà.
Incontrare volti, storie e modi diversi di essere educatori
La settimana madrilena è stata un susseguirsi di incontri, laboratori e momenti di confronto dedicati al protagonismo giovanile, all’educazione non formale, al volontariato, alla formazione degli educatori e al lavoro in rete.
Conoscere l’organizzazione dei centri giovanili salesiani spagnoli ci ha permesso di scoprire un sistema articolato, capace di sviluppare una presenza significativa sul territorio attraverso le Plataformas Sociales Salesianas e la Confederación de Centros Juveniles Don Bosco.
Tra i momenti più significativi, la visita alla piattaforma sociale Pinardi e al centro giovanile La Balsa, nel quartiere madrileno di Estrecho. Qui abbiamo incontrato educatori, volontari e ragazzi, ascoltando le loro esperienze e scoprendo da vicino progetti, metodologie e modalità di accompagnamento.
Ciò che più ci ha colpite non è stata soltanto l’organizzazione dei servizi, ma soprattutto qualcosa di più profondo, emerso dalle testimonianze raccolte: la percezione di essersi sentiti amati, guardati e accolti.
Persone che hanno sperimentato, attraverso la relazione educativa, uno sguardo capace di riconoscere il loro valore, di farle sentire importanti e di offrire loro un luogo in cui crescere.
È qui che la nostra esperienza ha incontrato in modo particolarmente forte il cuore della proposta salesiana. Perché lo stile di Don Bosco continua a vivere proprio nella capacità di incontrare ogni giovane, riconoscerne le potenzialità e costruire relazioni che sappiano generare fiducia, appartenenza e futuro.
Non soltanto servizi che funzionano, dunque, ma ambienti in cui le persone si sentono viste, accolte e amate.

Prevenire, accompagnare, costruire futuro
Il confronto con la realtà spagnola ci ha permesso anche di conoscere un modello di intervento sociale che dedica particolare attenzione alla prevenzione e alla presenza educativa sul territorio.
Le esperienze incontrate ci hanno mostrato quanto sia importante lavorare prima che le situazioni di fragilità si aggravino, attraverso progetti territoriali, relazioni significative e collaborazioni capaci di intercettare i bisogni dei giovani e delle loro famiglie.
Un approccio che ci ha portate a riflettere anche sul lavoro quotidiano delle nostre comunità educative e dei nostri centri diurni: accanto alla necessità di intervenire quando una situazione diventa critica, quanto è fondamentale investire in tutto ciò che può prevenire il disagio, sostenere i ragazzi e costruire intorno a loro una rete di opportunità?
Ci ha colpito, inoltre, l’attenzione riservata alla tutela dei minori e alla prevenzione degli abusi e dei maltrattamenti, con la prospettiva di dotare la rete dei centri giovanili di strumenti informatici per segnalare eventuali situazioni critiche.
La tutela non è soltanto una procedura da attivare quando emerge un problema: è una responsabilità che coinvolge l’organizzazione, la formazione delle persone e la qualità degli ambienti educativi.
Una consapevolezza che ci invita a continuare a investire nella costruzione di contesti sempre più sicuri, attenti e capaci di proteggere i ragazzi.

Volontari ed educatori: insieme, con competenze e responsabilità precise
Tra gli aspetti che hanno suscitato il nostro maggiore interesse c’è il ruolo centrale del volontariato nella realtà salesiana spagnola.
Abbiamo incontrato un volontariato valorizzato, formato e accompagnato, con una propria identità e responsabilità. Non una figura chiamata a sostituire gli educatori professionali, ma una presenza preziosa, capace di arricchire la proposta educativa attraverso un contributo specifico e riconosciuto.
La chiarezza dei ruoli e la formazione diventano così elementi essenziali per costruire équipe solide, nelle quali professionalità e disponibilità volontaria possano collaborare in modo efficace, ciascuna con le proprie competenze.
È una delle riflessioni che riportiamo a casa con maggiore convinzione: investire nella formazione dei volontari, ma anche continuare a promuovere percorsi specifici e ben delineati per gli educatori.
Perché la passione educativa è una risorsa straordinaria, ma ha bisogno di essere sostenuta, accompagnata e trasformata in competenza. E perché ogni persona coinvolta in un progetto educativo possa sentirsi parte di una missione comune, consapevole del proprio ruolo e del valore del proprio contributo.

Una rete salesiana ricca di energie, da far crescere insieme
Madrid è stata anche un’occasione per incontrare professionisti provenienti da diverse parti d’Italia e confrontarci sulle sfide quotidiane del lavoro educativo.
I laboratori, lo scambio di buone pratiche e il confronto finale ci hanno permesso di mettere in comune esperienze, domande e prospettive. Differenze territoriali e organizzative non ci hanno impedito di riconoscere bisogni condivisi e una comune passione per i giovani.
Da questo dialogo è emersa una consapevolezza forte: l’Italia salesiana è ricca di ragazzi, giovani e professionisti desiderosi di continuare a investire nell’educazione sulle orme di Don Bosco. Una ricchezza che ha bisogno di incontrarsi sempre di più, di fare rete, di condividere esperienze e di crescere insieme.
Perché nessuna realtà educativa può pensare di avere già tutte le risposte. Ogni servizio custodisce esperienze preziose, ma può trovare negli altri nuove idee, strumenti e possibilità. La condivisione permette di superare l’isolamento, valorizzare le buone pratiche e affrontare insieme le difficoltà.
È questo uno dei grandi valori della formazione internazionale: scoprire che, pur lavorando in contesti diversi, possiamo riconoscerci in una missione comune e lasciarci arricchire reciprocamente.

Tornare a casa con nuove energie
Un’esperienza Erasmus+ non termina con il viaggio di ritorno. Continua nelle domande che lascia, nelle relazioni che costruisce e nelle idee che ciascuno sceglie di trasformare in azioni concrete.
Torniamo da Madrid con nuovi spunti per il nostro lavoro, con il desiderio di valorizzare maggiormente la formazione degli educatori e dei volontari e con una rinnovata consapevolezza dell’importanza della prevenzione, dell’accompagnamento e della collaborazione tra realtà educative.
Ma soprattutto torniamo con l’entusiasmo di chi ha potuto incontrare persone che, in luoghi e con modalità differenti, continuano a credere nella forza dell’educazione.
Perché essere protagonistas del cambio, protagonisti del cambiamento, significa proprio questo: non smettere di imparare, avere il coraggio di mettersi in discussione e scegliere di costruire insieme nuove possibilità per i giovani.
E significa continuare a custodire l’intuizione di Don Bosco: ogni ragazzo ha bisogno di incontrare adulti capaci di volergli bene, di accompagnarlo e di credere nelle sue possibilità.
Da Madrid torniamo con nuove idee, nuove relazioni e una certezza ancora più forte: l’educazione è una missione che cresce quando viene condivisa. E insieme, sulle orme di Don Bosco, possiamo continuare a generare futuro.

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
