Alla tenera età di 9 anni, Don Bosco ha il suo primo sogno. In esso Gesù e la Vergine gli preannunziano, sebbene in forma velata, la sua futura missione: lavorare per aiutare tutti i giovani, soprattutto quelli che hanno perso la giusta via.
Proprio grazie a lui, al suo cammino, si sono aperte molte vie che hanno permesso di poter aiutare tanti ragazzi che sembravano irrecuperabili, soli e spesso tristi.
Il Sogno nasce così: una comunità alloggio per minori che da 12 anni, con anima e corpo, s’impegna a rendere i ragazzi liberi.
Ma che cos’è la libertà?
La libertà ha tante forme, ha tanti aspetti. La libertà di scelta, offerta al ragazzo verso il cambiamento, il miglioramento, verso l’autonomia, verso il successo.
La comprensione del giusto e sbagliato, del vero e falso, del buono e cattivo. Ogni ragazzo, non è mai solo. È accompagnato in una fase della vita piena di paure ed incertezze. Deve imparare ad accettare le sconfitte, imparare che nella vita si può sempre migliorare.
Perché laddove il mondo tenta di distruggere con le sue informazioni sbagliate, evidenziando valori non conformi alla vita reale, si lotta con un’educazione caratterizzata da tanto amore.
Le carezze, i consigli, un sorriso, un grazie, servono a rincuorare un animo disperso. Il richiamo, la punizione o il compito, si occupano di modellare un carattere ribelle. Ma si sa, lavorare con loro, non è una cosa semplice. Bisogna avere tanta volontà e caparbietà. La vita è fatta di errori, ma non esiste un errore al quale non si possa rimediare, non esiste ragazzo che si possa rifiutare.
Anna Pasquariello, educatrice comunità alloggio “Il Sogno”


Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
