Il sostegno della legalità e la partecipazione attiva in suo favore sono tra i punti cardine dell’opera salesiana, per questo, in occasione di ogni ricorrenza avente il medesimo tema, si cerca sempre di mobilitarsi e di mostrare viva partecipazione e senso di appartenenza.
In particolare, domenica 4 novembre 2018, a Bari, in occasione della Festa delle Forze Armate, l’arma dei Carabinieri ha aperto le porte delle loro caserme affinchè i cittadini potessero visitare e meglio comprendere le principali attività che queste persone svolgono quotidianamente al loro servizio.
Il direttore della casa salesiana di Bari, Don Francesco Preite, in accordo con la Legione dei Carabinieri di Bari, ha organizzato una visita guidata presso la sede medesima, iniziativa a cui ovviamente non poteva non prendere parte anche la comunità educativa per minori “16 Agosto”.
Nonostante una fastidiosa pioggia, i ragazzi hanno potuto comunque far visita alla caserma situata sul Lungomare “Nazario Sauro” e osservare con i loro occhi tutte le attività svolte dai carabinieri sul nostro territorio, in particolare quelle legate alla tutela dell’ambiente ed hanno direttamente potuto interagire con gli ufficiali presenti, i quali hanno mostrato grande disponibilità nello spiegare l’importanza dell’agire secondo le norme prescritte dalla nostra costituzione a partire dai piccoli gesti quotidiani quali l’indossare caschi e cinture quando si è alla guida.
Questa iniziativa, ha avuto sicuramente un grande impatto educativo, specialmente per l’utenza penale della nostra comunità, ossia per ragazzi che hanno vissuto sempre fuori da qualsiasi schema societario, in contesti devianti, nei quali le forze armate e le forze dell’ordine sono screditate. I nostri giovani hanno, infatti, potuto rapportarsi direttamente con queste persone in modo confidenziale, comprendendo che sicuramente, la connotazione negativa che loro attribuivano precedentemente, è solo frutto di un “modello educativo”errato.
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Lorenzo Ursi
Educatore della comunità”16Agosto” di Bari









Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
