Il progetto Santi di Periferia, l’impossibile non esiste , che porta la firma di Piero Pelù in collaborazione con il Comune di Napoli( in particolare con gli assessorati ai Giovani e al Welfare e con il Centro Giustizia minorile)con l’obiettivo di far interagire attraverso la musica, ragazzi che provengono da diverse esperienze di vita.
In particolare la prima edizione di questo progetto ha coinvolto 11 ragazzi di cui 6 provenienti dall’area penale e 5 dall’Istituto tecnico ‘Galiani’ di Napoli.
“Luca”, uno dei ragazzi accolti nella nostra comunità è stato uno dei protagonisti di questo progetto.
Lunedì 7 maggio è iniziata questa nuova esperienza formativa, precisamente alla biblioteca comunale di Forcella dedicata ad Annalisa Durante, giovane vittima della Camorra.
La finalità del progetto è stata quella di far scrivere e registrare una canzone ai ‘ragazzacci e ragazzacce’, così come definiti da Piero Pelù il quale insieme ai ragazzi ha costruito il testo della canzone passando intere giornate in loro compagnia affrontando temi diversi e confrontando i diversi punti di vista con molto entusiasmo rendendo partecipi i ragazzi pienamente.
Grazie alla partecipazione dell’assessore Alessandra Clemente i ragazzi hanno potuto conoscere un nuovo posto nel cuore dei quartieri spagnoli: l’Orchestra Sinfonica dove i giovani coinvolti nel progetto, tra cui il nostro “Luca”, hanno potuto provare a suonare diversi strumenti. Infine grazie all’aiuto del Maestro che solitamente dirige l’orchestra ha aiutato i nostri piccoli scugnizzi a realizzare una melodia venuta su veramente non male.
Infine gli ultimi giorni sono stati dedicati alla registrazione del pezzo in uno studio ad Agnano.
Il nostro caro “Luca” è stato molto soddisfatto della nuova esperienza partecipando anche alla conferenza stampa finale a cui ha partecipato anche il sindaco della città e tutti gli assessori.
Comunità “Peppino Brancati”




Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
