L’estate è ormai alle spalle e i nostri ragazzi hanno già iniziato da un po’ di tempo le loro attività: scuola, volontariato, sport, lavoro …..Ma facciamo un passo indietro per rivivere insieme a loro i mesi appena trascorsi. Tutto è iniziato, con un soggiorno estivo a fine luglio, presso l’abitazione dei coniugi Carbone a San Marco di Castellabate.
I genitori di don Antonio Carbone, come ogni estate ormai da 12 anni, hanno accolto nella loro casa i ragazzi delle nostre comunità. Le giornate erano organizzate tra mattinate e pomeriggi al mare in cui i ragazzi si divertivano con partite di calcio sulla spiaggia e lunghi bagni al calar del sole. Mentre le serate trascorrevano tra una passeggiata a Santa Maria di Castellabate, tornei di scala 40 dove gli avversari più duri da battere erano proprio il Signor Pino e la Signora Angela, e momenti formativi.
Altra esperienza significativa, per il secondo anno consecutivo, è stato il campo “Nisida-Agesci”, svolto presso il centro Polifunzionale di Nisida nella prima settimana di agosto. I nostri ragazzi sono stati impegnati, con circa 30 ragazzi del nord Italia, tutta la giornata in attività stile scout che ha permesso loro di imparare a stare insieme agli altri a collaborare nelle varie attività.
Successivamente, a fine agosto, ancora due settimane di soggiorno estivo presso l’abitazione di un altro salesiano a noi caro, don Giovanni Vanni. Anche lui da qualche estate ci accoglie nella sua casa di famiglia a Laureana Cilento, immersa tra alberi secolari e viti.
Per concludere la nostra magnifica e impegnativa estate, dulcis in fundo, la possibilità per Angelo, Lamin e Mohamad di partecipare da protagonisti nei giorni 8, 9 e 10 settembre alle gare di Vela a Termoli con i lori istruttori che durante l’anno li hanno seguiti nei duri allenamenti nelle acque del mare di Nisida. Un’esperienza sportiva e formativa, che nonostante risultati non da podio, ha permesso ai ragazzi di rientrare in comunità con voglia di ricominciare e di impegnarsi per questo nuovo anno che li attende.
I ragazzi della comunità “Mamma Matilde” ringraziano tutte le persone che hanno reso indimenticabile la loro estate.
Adesso un nuovo anno vi aspetta…. In bocca al lupo a tutti!!!

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
