“La legalità per me, è Rispetto. Rispetto per le regole, ma soprattutto rispetto verso gli altri e per se stessi”.
Questa è solo una delle tante affermazioni ricche di significato, che il tenente colonnello Petti, ha voluto condividere con i ragazzi della comunità per minori “Mamma Matilde”. Ragazzi dell’area penale e carabinieri, nella stessa stanza, per un confronto costruttivo e per un importante momento di condivisione. Per una volta, non sono stati i carabinieri a fare le domande ai giovanissimi ragazzi che già hanno avuto a che fare con la giustizia, ma è accaduto esattamente il contrario. Unica l’atmosfera che si è creata in casa famiglia, grazie anche alle domande mai banali degli ospiti, all
e quali il tenente colonnello non si è affatto sottratto, rispondendo con grande umanità, e più volte sottolineando che quello che stava avvenendo, era un interessante confronto costruttivo tra persone, e non tra esponenti di sfere sociali diametralmente opposte. Significativi, sono stati anche gli interventi del Sindaco di Torre Annunziata, Giosuè Starita, l’Assessore ai Servizi e alle Politiche Sociali di Torre Annunziata, Anna Pinto, e il dirigente Dott. Monda. L’Associazione di Promozione Sociale, “Piccoli Passi Grandi Sogni”, in occasione della giornata nazionale di sensibilizzazione e promozione della legalità, ed in prossimità del 12° anniversario della morte di Matilde Sorrentino, ha strutturato un intero pomeriggio all’insegna dello sport, della condivisione e del divertimento, ed ovviamente della legalità. Dopo il confronto avvenuto in comunità, è stata la volta dell’iniziativa “Un calcio all’illegalità”. Ragazzi e carabinieri hanno continuato a condividere un altro momento speciale, sul campo di calcio dell’oratorio salesiano. Ospiti della casa famiglia e forze dell’ordine, hanno quindi lasciato rispettivamente gli abiti e le tradizionali divise, per indossare la stessa maglia da gioco. Dopo il calcio d’inizio, che ha visto ancora una volta protagonista Giosuè Starita, ragazzi e carabinieri, per la prim
a volta dalla stessa parte, hanno disputato un’emozionante partita, terminata 8 a 7 in favore della squadra gialla. Ma è un altro risultato che interessa di più. E’ quello del successo riscontrato in occasione dell’altra importante iniziativa tenutasi questo pomeriggio tra le mura dell’oratorio salesiano: “DisarmiAmo la città”. A fine partita, infatti, i bambini presenti, impegnati prima nel gioco, hanno letteralmente gettato nel cassonetto della legalità, un arma giocattolo, ed in cambio, hanno ricevuto un uovo di cioccolato da un esponente delle forze dell’ordine. Ragazzi inseriti nel progetto di Educativa Territoriale “Emera”, promosso dall’Ambito N. 30, provenienti da Torre Annunziata, Boscoreale, Boscotrecase e Trecase. Piccoli gesti dall’enorme significato, hanno reso ancora più speciale questa giornata, ed hanno onorato senz’altro le vittime innocenti della camorra. Allegria e rispetto reciproco, per un evento che ha sprizzato legalità da tutti i pori.
Gianmarco Cattolico

Dalla festa di don Bosco, la Casa canonica è diventata casa di accoglienza per tre giovani migranti. Succede a Torre Annunziata e la canonica in questione è quella della parrocchia Santa Maria del Carmelo, affidata ai salesiani presenti nella città oplontina fin dal 1929 e divenuti, nel corso degli anni, un punto di riferimento significativo per tantissimi giovani della città e per tutto l’ambiente cittadino, dal punto di vista spirituale, ma anche civile e sociale. Quest’idea è nata nel settembre 2015, dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco: “Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere prossimi dei più piccoli e abbandonati. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario ospiti una famiglia”. Da queste parole, abbiamo trovato l’ispirazione per il nostro progetto. Vogliamo rispondere concretamente all’appello del Papa, in continuità con quanto già cerchiamo di fare quotidianamente: accogliere gli ultimi, fare attenzione alla marginalità attraverso l’oratorio e la casa famiglia. Qui in parrocchia avevamo la casa canonica disabitata, e quindi abbiamo pensato di arredarla per aprirla a chi ha bisogno. Così l’abbiamo ribattezzata “Casa del Carmelo” ed é iniziata quest’avventura. Insieme alla comunità parrocchiale, abbiamo voluto rispondere fattivamente. Proprio la reazione dei parrocchiani ci ha un po’ stupito, non ci aspettavo tanta generosità. All’inizio eravamo un po’ scettici, ci sembrava un obiettivo troppo difficile da realizzare. Quando abbiamo deciso di usare la casa canonica per ospitare chi ha necessità, c’era l’urgenza di fare dei piccoli lavori nell’abitazione e arredare l’appartamento. Ora incredibilmente siamo in una situazione per la quale abbiamo più mobili dello stretto necessario, le persone hanno risposto con immenso altruismo. Siamo un territorio dotato di grande spirito di accoglienza. Ad oggi non sappiamo per quanto tempo si fermeranno i tre ragazzi. L’alloggio non è certamente pensato come una dimora fissa, ma come luogo per rispondere in modo immediato almeno ai bisogni primari o di chi è stato costretto a lasciare il proprio paese o magari a ragazzi a rischio, che divenuti maggiorenni, non possono più stare in Casa famiglia e non hanno ancora un posto dove andare. Siamo molto contenti di poter dire, che grazie al nostro aiuto, i tre ragazzi accolti, hanno già iniziato a lavorare presso alcuni ristoranti locali. Questo permette loro di cominciare a integrarsi nel nostro territorio. Una storia inizia con don Bosco e che continua .
